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Carburanti: Faib, stop ad aumento accise

A Roma, convegno sul futuro della Rete carburanti

Nel 2012 il calo dei consumi nel settore carburanti è stato del 10,6%, nei primi 4 mesi del 2013 si è già arrivati ad un – 5,1%. In soli tre anni, soprattutto a causa degli aumenti di accise ed Iva, il prezzo al consumo di benzina ha compiuto un balzo di oltre il 40%. Percentuali superiori si registrano per il gasolio. E nella composizione del prezzo ormai accise ed Iva vanno ad “occupare” in media poco meno del 60% del totale. Questo livello di tassazione fiscale pone l’Italia ben oltre la media dei paesi dell’area euro che si attesta attorno al 56,6 per cento.

Sono queste alcune delle cifre che la Faib-Confesercenti ha presentato ieri 26 giugno, durante il convengo sul futuro della Rete carburanti a Roma. Il settore, secondo la Faib Confesercenti, vive una situazione di grande disagio con una redditività delle imprese a picco, il calo dei consumi, una rete che dovrebbe essere snellita e modernizzata. In questa pesante congiuntura economica parlare ancora di aumento delle accise, secondo Faib Confesercenti, è un tragico autogol che porterà inevitabilmente ad una contrazione del gettito. Non è quella delle accise la via giusta per trovare risorse che scongiurino l’aumento dell’Iva. Viceversa si può solo aggravare la condizione di un settore in grave difficoltà. “Va ricordato – aggiunge Mario Rosina Funzionario Faib Confesercenti Padova – che la spesa delle famiglie per il capitolo trasporti è già diminuita notevolmente facendo registrare un – 7,9% nel 2012 rispetto al periodo precedente. Una percentuale che sale al – 27,4% per quel che riguarda gli acquisti dei mezzi di trasporto ed un – 2,2% per l’utilizzo degli stessi, a cominciare dalla manutenzione. Il settore è in continua evoluzione e non può essere considerato solo un bancomat per coprire la mancanza di risorse”. 

Ecco perché la Faib Confesercenti invita il Governo ad astenersi da nuovi interventi sulle accise ma anche ad evitare gravi errori come quello che si potrebbe compiere con la Robin Tax se fosse applicata anche ai gestori equiparandoli addirittura alle compagnie petrolifere. In realtà occorre tornare ad affrontare le questioni legate alla Rete ed ai prezzi come da tempo fa la Faib con le sue proposte che tengono insieme la riduzione degli impianti che dai quasi 24 mila esistenti dovranno scendere ai livelli europei (14.15 mila) ma con un essenziale sostegno di ammortizzatori sociali e con una politica lungimirante che agevoli il rinnovamento della figura del gestore e la organizzazione degli impianti.

Fonte: AGENZIA PARLAMENTARE

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