L’International Transport Workers’ Federation (ITF) e il Joint Negotiating Group (JNG), insieme ai partner dell’International Bargaining Forum (IBF), hanno classificato lo Stretto di Hormuz e le acque circostanti come High Risk Area.
La decisione arriva alla luce dell’attuale stato di belligeranza tra Stati Uniti, Israele e Iran e del rapido deterioramento delle condizioni di sicurezza nell’area. Secondo le organizzazioni, oltre 200 navi risultano attualmente ancorate nello Stretto o nelle sue vicinanze, mentre sono state confermate segnalazioni di attacchi contro unità commerciali.
Tutele rafforzate per i marittimi
La designazione comporta l’attivazione di misure di protezione aggiuntive per i marittimi coperti dagli accordi IBF che operano nell’area o nelle zone limitrofe.
Armatori e operatori dovranno effettuare valutazioni del rischio più approfondite prima del transito, garantire informazioni tempestive e trasparenti sugli scenari di sicurezza e assicurare la piena applicazione delle coperture contrattuali, assicurative e operative previste. È inoltre previsto il coinvolgimento degli equipaggi e dei loro rappresentanti nella pianificazione dei viaggi e nelle strategie di mitigazione del rischio.
Il Warlike Operations Area Committee (WOAC) dell’IBF ha stabilito che, nell’ambito delle condizioni attuali per l’Area ad Alto Rischio, i marittimi hanno diritto a rifiutarsi di salpare verso la zona.
Verso la possibile classificazione come Area di Operazioni di Guerra
Il segretario generale dell’ITF, Stephen Cotton, ha sottolineato che i lavoratori del trasporto nella regione — nei porti, negli aeroporti e a bordo delle navi — devono essere tutelati, ribadendo il diritto dei marittimi di non operare in un’area che potrebbe evolvere in Warlike Operations Area.
ITF e JNG stanno monitorando costantemente l’evoluzione del contesto e non escludono nei prossimi giorni un’ulteriore escalation nella classificazione dell’area, che comporterebbe protezioni ancora più stringenti.
Attacchi a navi, porti e aeroporti
L’ITF ha segnalato attacchi contro tre petroliere e contro infrastrutture civili nella regione, tra cui l’aeroporto internazionale del Bahrein, quello di Dubai e quello di Zayed, oltre al porto di Jebel Ali negli Emirati Arabi Uniti e al porto di Duqm in Oman.
In uno degli episodi più gravi, un marittimo imbarcato sulla petroliera Mkd Vyom, battente bandiera delle Isole Marshall, è stato ucciso al largo dell’Oman. Altri quattro marittimi sarebbero rimasti feriti in un attacco contro la nave cisterna Skylight, battente bandiera di Palau. Si registrano inoltre feriti tra il personale aeroportuale e un lavoratore portuale colpito in un attacco con drone a Duqm.
Appello alla de-escalation
L’ITF ha aderito all’appello dell’International Trade Union Confederation (ITUC) per un cessate il fuoco immediato e l’avvio di negoziati diplomatici nel rispetto del diritto internazionale.
Secondo il sindacato internazionale, senza una rapida de-escalation le conseguenze potrebbero essere gravi non solo per i lavoratori e la navigazione commerciale, ma per la stabilità del commercio globale e la sicurezza internazionale.
Fonte: Informare












