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Sistema EES: trasportatori balcanici verso il blocco dei confini

Le associazioni dei conducenti di Serbia, Montenegro, Bosnia ed Erzegovina e Macedonia del Nord protestano contro i limiti di permanenza 90/180 giorni

Le associazioni dei conducenti professionisti dei Balcani occidentali hanno annunciato per il 26 gennaio 2026 il blocco dei valichi di frontiera con i Paesi dell’area Schengen, in protesta contro l’introduzione del nuovo Entry/Exit System (EES).

Secondo i rappresentanti del settore, l’applicazione del sistema EES, che limita la permanenza dei cittadini extra-UE nell’area Schengen a 90 giorni su 180, rischia di compromettere gravemente l’operatività del trasporto su strada e di mettere in difficoltà le catene di approvvigionamento non solo nei Balcani occidentali, ma anche nel resto d’Europa.

Coinvolti Serbia, Montenegro, Bosnia ed Erzegovina e Macedonia del Nord

La protesta coinvolge le associazioni dei trasportatori di Serbia, Montenegro, Bosnia ed Erzegovina e Macedonia del Nord, che denunciano una gestione inadeguata da parte della Commissione europea e degli Stati Schengen per quanto riguarda il trattamento dei conducenti professionisti extra-UE.

Il sistema EES prevede la registrazione di ogni ingresso e uscita dei cittadini di Paesi non appartenenti all’Unione Europea che effettuano soggiorni di breve durata, includendo anche i conducenti impegnati in attività lavorative quotidiane.

Rischio carenza di autisti e impatto sull’economia

Secondo le associazioni, il settore dell’autotrasporto soffre già di una grave carenza di conducenti, con numerosi mezzi fermi per mancanza di personale. L’introduzione del sistema EES, sostengono, sta aggravando la situazione, alimentando timori tra i lavoratori sulle possibili conseguenze legate al superamento dei limiti di permanenza.

Molti conducenti stanno già abbandonando il settore o annunciando l’intenzione di farlo, e il rischio è che, avvicinandosi la data del 26 gennaio, il numero di autisti disponibili diminuisca ulteriormente. In questo scenario, le associazioni avvertono che il blocco del trasporto su strada potrebbe avere ripercussioni dirette sull’economia nazionale e sulla popolazione, compromettendo la continuità delle forniture.

Le posizioni delle associazioni dei trasportatori

Neđo Mandić, dell’Associazione dei Trasportatori della Serbia, ha sottolineato che il settore del trasporto su strada nei Balcani occidentali affronta già numerose criticità e che l’introduzione del sistema EES rischia di far esplodere una situazione finora latente.

Secondo Mandić, i controlli alle frontiere sono diventati più frequenti senza che siano state adottate misure correttive adeguate. L’obiettivo della protesta, ha spiegato, è prevenire un collasso totale del sistema, auspicando al contempo l’apertura di un dialogo con le istituzioni europee per individuare soluzioni condivise. Tra le richieste avanzate vi è il riconoscimento dei conducenti come lavoratori transfrontalieri, e non come migranti, e l’aggiornamento dell’Accordo di Schengen per renderlo coerente con le esigenze del commercio moderno.

Accuse all’UE e rischio di “fuga” della forza lavoro

Una posizione ancora più critica è stata espressa da Đorđije Lješnjak, dell’Associazione dei Trasportatori del Montenegro, che ha accusato l’Unione Europea di perseguire un obiettivo implicito di attrazione della forza lavoro qualificata.

Secondo Lješnjak, i conducenti dei Balcani occidentali potrebbero essere spinti a lasciare le aziende locali per lavorare direttamente per operatori dell’UE, aggravando ulteriormente il deficit di autisti nella regione e costringendo molte imprese a trasferire le proprie attività all’interno dell’Unione.

Il rischio per le supply chain europee

Le associazioni ribadiscono che, se i conducenti dei Balcani occidentali non saranno messi nelle condizioni di operare regolarmente, le catene di approvvigionamento europee subiranno conseguenze significative. Il blocco annunciato del 26 gennaio viene quindi presentato come un’azione preventiva, volta a sollecitare un confronto immediato con le istituzioni europee prima che il problema diventi irreversibile.

Fonte: Serbian monitor

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