Con l’entrata in vigore della legge 13 novembre 2025, n. 177, il sistema interportuale italiano dispone finalmente di una cornice normativa unitaria, attesa da oltre vent’anni. Un passaggio che punta a rafforzare il ruolo degli interporti come nodi strategici della catena logistica, in un contesto segnato dal calo dell’intermodalità terrestre e dalla necessità di allineamento con la pianificazione europea delle reti TEN-T.
Qual è l’impatto della nuova legge quadro sugli interporti?
La nuova legge quadro attribuisce agli interporti un ruolo strategico all’interno del sistema dei trasporti: infrastrutture complesse, integrate nella rete nazionale ed europea, concepite per facilitare l’intermodalità e sostenere la competitività delle imprese. Non più semplici opere di rilevanza territoriale, ma nodi essenziali della catena logistica, la cui pianificazione – in coerenza con l’articolo 117 della Costituzione – è rimessa allo Stato. Il provvedimento si colloca in una fase non favorevole: l’intermodalità, in particolare quella terrestre, è in contrazione. La legge non rappresenta una rivoluzione, né introduce risorse ingenti per nuove infrastrutture, ma costituisce un passaggio fondamentale per superare incertezze interpretative e avviare una riorganizzazione di medio-lungo periodo.
Qual è l’elemento che può fare la differenza nell’immediato?
La priorità è accelerare l’iter dei provvedimenti attuativi, in particolare quelli relativi alla ricognizione e pianificazione degli interporti, così da renderli coerenti con la ricognizione dei terminal multimodali sulle reti TEN-T, avviata dalla Commissione europea e in corso fino al 2027. Muoversi in parallelo sul piano nazionale ed europeo consentirebbe agli interporti inclusi nella ricognizione di accedere ai meccanismi di sostegno previsti dal Regolamento TEN-T. Il rischio, in caso di ritardi, è duplice: restare ancorati a una pianificazione superata e perdere l’allineamento con le politiche europee.
Quali sono i prossimi step previsti dalla legge?
La piena operatività della riforma dipende dall’adozione dei decreti attuativi, alcuni dei quali richiedono il coinvolgimento di più Ministeri, la Conferenza Unificata e il parere del Consiglio di Stato. Le principali scadenze, dall’entrata in vigore della legge, sono:
- Entro due mesi: il regolamento sulle modalità di finanziamento dei progetti;
- Entro tre mesi: il regolamento per l’istituzione e il funzionamento del Comitato nazionale per l’intermodalità e la logistica;
- Entro un anno la ricognizione degli interporti esistenti e in corso di realizzazione, base del futuro Piano generale per l’intermodalità;
Solo dopo l’adozione di questi atti sarà possibile misurare gli effetti concreti della riforma.
Qual è la priorità operativa per i prossimi dodici mesi?
Digitalizzazione, governance e collegamenti tra porti – interporti sono tre ambiti complementari. Sul fronte della digitalizzazione, il PNRR ha già attivato risorse significative. La governance resta un tema rilevante, ma la vera urgenza è rafforzare le connessioni tra porti e interporti: è su questo snodo che si gioca l’effettivo rilancio dell’intermodalità. In questa direzione si colloca anche l’esperienza recente delle Autorità di sistema portuale, che possono finanziare la manovra ferroviaria nelle aree portuali: un modello che potrebbe essere esteso anche agli interporti per migliorare l’efficienza complessiva del sistema.
Contatta: UIR – Unione Interporti Riuniti












