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DB GROUP - Logistics Experience transportonline

D.B. GROUP – “Logistics Experience”

Intervista Silvia Moretto - CEO D.B. GROUP.

Negli ultimi anni, eventi geopolitici e crisi globali hanno profondamente trasformato il panorama della logistica internazionale. Per le aziende italiane, queste trasformazioni rappresentano una sfida, ma anche un’opportunità per innovare, diversificare e rafforzare la propria posizione sul mercato globale.

Come è cambiata e sta cambiando la logistica delle merci alla luce dei fenomeni geopolitici degli ultimi anni?

Se pensiamo che tra il 2008 e il 2020 le disruption impattanti a livello mondiale sono state cinque, mentre dal covid a oggi ne contiamo già 15, è chiaro che ci troviamo di fronte a uno scenario decisamente più sfidante rispetto anche solo a 10 o 20 anni fa; e se da un lato la pandemia ha messo a dura prova meccanismi ben collaudati, dall’altra ha finalmente posto i riflettori sul funzionamento e sul ruolo cruciale della logistica.  In questo contesto già di per sé complesso si sono poi inserite le recenti e ben note tensioni economiche e geopolitiche sul fronte statunitense che hanno contribuito a loro volta a inasprire ancora di più il livello di incertezza e a ridefinire l’evoluzione presente e futura del nostro settore.

Oggi la programmazione ragionata delle catene di fornitura deve necessariamente basarsi su un’impostazione più fluida e meno intransigente, in grado di adattarsi e rispondere prontamente alle tante variabili possibili, laddove la vera risorsa sarà rappresentata dalla capacità di fare rete da parte dei numerosi attori della filiera e dagli investimenti mirati nei nuovi mercati emergenti come America Latina e area ASEAN. Non è un caso se proprio in queste settimane l’Ue ha finalmente siglato il tanto atteso accordo commerciale con l’India, un patto corteggiato per 20 anni i cui effetti a medio e lungo termine potrebbero ridisegnare completamente il modo di intendere la logistica, che peraltro costituisce uno dei 5 comparti destinati a crescere da qui al 2050 e dunque non possiamo permetterci di farci trovare impreparati.

Quali ripercussioni ci sono state, ci sono o ci saranno sulle aziende italiane? E sulla vostra?

Le già citate criticità, che hanno caratterizzato il 2025 e stanno in parte caratterizzando anche questo delicato inizio 2026, rappresentano un fattore di disruption importante, che influisce negativamente sull’innalzamento dell’indice di incertezza globale. Di fatto le aziende si sono viste costrette a riscrivere il proprio approccio in termini di gestione delle supply chain, approntando strategie di approvvigionamento più dinamiche, duttili e targettizzate, e riconsiderando modalità di trasporto, assetti doganali e soprattutto rotte e sbocchi chiave. Non parliamo solo di diversificazione o di reshoring, la cui applicabilità non è comunque semplice né immediata, ma di un autentico cambio di paradigma.

Le imprese hanno progressivamente iniziato a valorizzare sempre di più il ruolo dei propri partner logistici riconoscendone l’importanza strategica ai fini di una competitività a lungo termine. E se consideriamo che l’instabilità non è destinata a esaurirsi nel breve periodo, è evidente che la partita per noi provider si giocherà principalmente sul tavolo dell’innovazione, della digitalizzazione, delle azioni ESG, dell’adozione di strumenti analitici all’avanguardia, nonché sulla capacità di aggredire, appunto, nuovi sbocchi strategici.

Cosa si può fare per mitigare i rischi e se possibile prevedere i cambiamenti? Voi cosa state facendo?

Come si è detto, per una pianificazione corretta e funzionale delle supply chain che metta al sicuro da qualsiasi rischio, occorre puntare su modelli flessibili, sulla visibilità end-to-end, sull’intermodalità, sul coordinamento e la condivisione di informazioni e sulla capacità di processare, agire e immaginare integrando visione e previsione in un approccio unitario. Dotarsi di strumenti di analisi avanzata sarà quindi fondamentale. Così come non si potrà prescindere dall’apertura verso nuovi orizzonti. A tal proposito abbiamo seguito e stiamo seguendo con estremo interesse le recenti evoluzioni riguardanti i trattati con il Mercosur e con l’India, paesi dove peraltro siamo già presenti avendone intuito in tempi non sospetti la grande potenzialità dal punto di vista commerciale.

Infine, anche l’aspetto doganale assumerà un ruolo di prim’ordine, perché quando si parla di nuovi mercati inevitabilmente si finisce per parlare anche di barriere burocratiche e culturali che meritano un’attenzione particolare. Anche in questo caso abbiamo optato per un approccio preventivo, dotandoci di un brand interno, We Customs, attraverso il quale da tempo supportiamo le aziende, sia dal punto di vista pratico-operativo che formativo con webinar dedicati affinché possano agevolmente orientarsi nella jungla di normative non sempre facili da interpretare.

In tutto questo, come cambia il ruolo dei responsabili della logistica?

È chiaro che chi si occupa di logistica ad alto livello, soprattutto se ha a che fare con un bacino di utenza di respiro internazionale, non può non tener conto della volubilità dei mercati e delle scelte che vengono operate dal punto di vista politico e macro-economico. Questa non è una novità: per definizione il nostro è un lavoro che implica l’abilità e l’abitudine a gestire situazioni di crisi. Direi quindi che non è tanto il nostro ruolo a cambiare, quanto piuttosto il contesto a far sì che adottiamo di volta in volta l’approccio migliore di fronte a situazioni complesse. Ad esempio, ora che i recenti trattati stanno aprendo la strada a nuovi sbocchi strategici, avremo il compito di traghettare le aziende che si affidano ai nostri servizi fuori dall’instabilità pianificando rotte e flussi, gestendo trasporti multimodali e catene di fornitura complesse con uno sguardo sempre puntato verso porti e hub logistici che, alla luce del supposto aumento dei traffici a medio-lungo termine, potrebbero assumere una rilevanza sempre più centrale.

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