Il commercio internazionale non sta arretrando, ma sta entrando in una fase di profonda trasformazione strategica. È quanto emerge dalla ricerca condotta da DLA Piper, presentata al Festival dell’Economia 2026 di Trento, che fotografa un contesto globale caratterizzato da crescente incertezza normativa, volatilità tariffaria e tensioni geopolitiche.
Secondo lo studio, il 95% degli operatori economici ha già modificato — o sta valutando di modificare — la propria strategia commerciale internazionale per adattarsi al nuovo scenario globale.
Le principali criticità del commercio internazionale
Dalla survey emergono alcune aree di rischio considerate prioritarie dalle imprese coinvolte nel commercio internazionale:
- instabilità normativa e cambiamento delle regole (30%)
- dazi e tariffe commerciali (25%)
- tensioni geopolitiche (21%)
- sanzioni e controlli all’export (15%)
- ritardi doganali (9%)
Il quadro evidenzia come le principali criticità non siano legate all’operatività logistica, ma a fattori geopolitici e regolatori che incidono direttamente sulle decisioni strategiche delle imprese.
Le imprese cambiano supply chain e investimenti
In risposta a questo scenario, il 95% delle aziende coinvolte ha già avviato o sta valutando interventi sulla propria strategia di commercio internazionale.
Le azioni più diffuse includono:
- ristrutturazione delle supply chain con diversificazione dei Paesi di produzione (48%)
- rinegoziazione dei contratti commerciali (24%)
- rinvio o riallocazione degli investimenti (22%)
Si tratta di un cambiamento strutturale che sta ridisegnando le catene globali del valore e i modelli operativi del commercio internazionale.
Commercio internazionale ancora centrale per le imprese
Nonostante l’incertezza, il commercio internazionale resta un elemento chiave per la crescita e la competitività delle imprese globali.
Secondo la ricerca, il 90% degli operatori economici continua a considerarlo una necessità strategica o un’opportunità di sviluppo, confermando il ruolo centrale delle relazioni commerciali globali anche in una fase di instabilità.
“Il rischio va gestito ex ante nelle strategie globali”
Come sottolineato dai coordinatori della ricerca, il contesto attuale non evidenzia un arretramento del commercio internazionale, ma una crescente necessità di integrazione del rischio nelle decisioni strategiche.
«Non si osserva un arretramento del commercio internazionale, ma un contesto in cui l’incertezza regolatoria e geopolitica incide in modo diretto e sistemico sulle scelte d’impresa. Il rischio non è più gestibile a valle: deve essere incorporato ex ante nelle decisioni su filiere, contratti e investimenti. In questo scenario, la capacità di governarlo diventa la condizione per operare stabilmente sui mercati globali», hanno dichiarato la professoressa Rossella Esther Cerchia, Of Counsel e Country Head of Knowledge di DLA Piper in Italia, e Giovanni Iaselli, Partner di DLA Piper.
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