Con uno scarto minimo di dieci voti, il Parlamento europeo ha approvato il rinvio dell’accordo commerciale UE-Mercosur alla Corte di Giustizia dell’Unione europea, bloccandone di fatto la ratifica. Il voto dell’Eurocamera, che ha visto 334 favorevoli, 324 contrari e 11 astenuti, apre una fase di stallo destinata a durare mesi, se non anni, su uno dei dossier commerciali più ambiziosi dell’Unione.
L’intesa con Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, negoziata per oltre vent’anni e chiusa politicamente nel dicembre 2024, entra così in una fase di sospensione formale, nel momento in cui le tensioni tra apertura dei mercati, interessi agricoli e consenso politico interno si fanno sempre più evidenti.
Il rinvio alla Corte UE e la sospensione della ratifica
Il voto del Parlamento europeo non boccia l’accordo nel merito, ma ne congela l’iter. Prima di qualsiasi via libera definitivo, la Corte di Giustizia UE dovrà pronunciarsi sulla base giuridica dell’accordo di partenariato (Empa) e su quella dell’accordo commerciale provvisorio (Ita). Nel frattempo, l’Eurocamera potrà continuare l’esame dei testi, ma non potrà procedere all’approvazione finale.
Si tratta di un passaggio apparentemente tecnico, ma dal forte impatto politico, che rallenta significativamente l’entrata in vigore dell’accordo e aumenta l’incertezza per imprese e operatori economici coinvolti.
Cos’è il Mercosur e perché l’accordo è strategico
Nato nel 1991, il Mercosur rappresenta oggi la sesta economia mondiale, con circa 270 milioni di abitanti. Oltre ai quattro Paesi firmatari dell’accordo, anche la Bolivia ha recentemente completato il processo di adesione al blocco. L’intesa con l’Unione europea darebbe vita alla più grande area di libero scambio al mondo, con oltre 700 milioni di consumatori, creando un asse strategico tra Europa e Sud America in un contesto globale segnato da crescenti barriere commerciali.
Cosa prevede l’accordo UE-Mercosur
L’accordo prevede che, nell’arco di dieci anni, il Mercosur liberalizzi il 90% delle importazioni di beni industriali europei e il 93% dei prodotti agricoli, riducendo o eliminando dazi attualmente molto elevati. Tra questi figurano tariffe fino al 35% sui ricambi auto, al 20% sui macchinari, al 18% sui prodotti chimici e al 14% su quelli farmaceutici.
In cambio, l’Unione europea ridurrebbe progressivamente le proprie tariffe sui prodotti agricoli sudamericani, oggi mediamente attorno al 15%. Secondo le stime della Commissione europea, l’intesa consentirebbe alle imprese UE di risparmiare circa quattro miliardi di euro l’anno in dazi, semplificando le procedure doganali e aprendo l’accesso agli appalti pubblici dei Paesi Mercosur in condizioni di parità. L’accordo include inoltre canali preferenziali per alcune materie prime critiche.
L’agricoltura al centro dello scontro politico
A rallentare il percorso dell’accordo non sono più i dettagli tecnici, ma la politica, con l’agricoltura come principale linea di frattura. Le proteste degli agricoltori, particolarmente forti in Francia, hanno avuto un peso determinante nel dibattito parlamentare. Parigi ha ribadito una posizione di netta opposizione, richiamando la difesa della sovranità alimentare e della produzione agricola europea.
La risoluzione che ha portato al rinvio alla Corte UE è stata presentata dal gruppo della Sinistra, ma ha raccolto consensi trasversali, segnale di un disagio diffuso che attraversa più schieramenti politici. Non è invece passata una seconda risoluzione analoga presentata dal gruppo dei Patrioti, a conferma della volontà dell’Aula di mantenere il confronto sul piano giuridico piuttosto che ideologico.
La posizione della Commissione europea
La Commissione europea ha espresso rammarico per il rinvio, sostenendo che le questioni giuridiche sollevate non siano fondate e ricordando che nodi simili sono già stati affrontati in precedenti accordi commerciali. Bruxelles, tuttavia, non intende fermarsi e ha ribadito la volontà di proseguire il dialogo con il Parlamento.
Sul piano tecnico resta aperta la possibilità di un’applicazione provvisoria dell’accordo commerciale, in attesa del parere della Corte, qualora Consiglio e Parlamento lo consentano. L’ipotesi potrebbe essere discussa già nei prossimi vertici europei.
Un test politico per l’Unione europea
Il caso Mercosur rappresenta un banco di prova per l’Europa di oggi. Da un lato l’ambizione di rafforzare il ruolo globale dell’UE attraverso grandi accordi commerciali, dall’altro la difficoltà di conciliare apertura dei mercati, consenso interno e tutela dei settori più esposti. Il Parlamento utilizza lo strumento giuridico come leva politica, mentre la Commissione spinge per non perdere credibilità internazionale.
Per ora, l’accordo UE-Mercosur resta fermo. In attesa del verdetto dei giudici di Lussemburgo e, soprattutto, di una risposta politica che l’Unione europea è chiamata ancora una volta a trovare al proprio interno.
Fonte: Corriere della sera












