Nel fashion e-commerce i resi sono diventati parte integrante dell’esperienza di acquisto, ma il loro costo economico e ambientale è ormai insostenibile.
In Europa e in Italia, quasi 4 ordini su 10 vengono restituiti, generando un impatto stimato in 2,5 miliardi di euro l’anno solo in Italia e 23 milioni di tonnellate di CO₂ a livello globale, senza contare gli effetti derivanti da imballaggi e smaltimenti (fino al 10% dei capi non rientra in vendita).
Il fenomeno rappresenta una sfida cruciale per la logistica inversa, ossia la gestione dei flussi di prodotti restituiti, che coinvolge produttori, operatori logistici e corrieri.
Il processo deve garantire un servizio efficiente al cliente, contenendo al contempo costi e impatti ambientali. La logistica dei resi, infatti, risulta in media più costosa del 33% rispetto a quella diretta, con il trasporto che pesa fino all’80% dei costi totali di gestione.
Il progetto ReRouting: un modello per la logistica sostenibile dei resi
Per affrontare il problema, la LIUC – Università Cattaneo, in collaborazione con SCS Consulting, il Politecnico di Milano e il CNR-ISMed di Napoli, ha sviluppato il progetto ReRouting – Reverse logistics Eco-efficient Re-Routing, con l’obiettivo di creare modelli di gestione eco-efficienti per la logistica dei resi nel fashion online.
Lo studio ha analizzato 15 casi aziendali di produttori, retailer, operatori logistici e corrieri, mappando i flussi di reso e individuando le variabili critiche che ne influenzano la gestione: politiche di reso, organizzazione dei flussi, packaging e tecnologie impiegate.
Da questa analisi è nato un modello di supporto alle decisioni (Decision Support System – DSS), in grado di valutare scenari che combinano efficienza economica, impatto ambientale e livello di servizio al cliente.
Lo strumento permette alle aziende di scegliere configurazioni più sostenibili, bilanciando redditività e responsabilità ambientale.
Strategie e leve per l’efficienza
Tra le leve individuate per migliorare la gestione dei resi:
-
integrazione tra magazzini fisici e digitali, per ridurre i tempi di rientro e reimmettere rapidamente i prodotti a stock;
-
ritiro presso punti di raccolta, per consolidare i flussi dell’ultimo miglio e diminuire i trasporti dedicati solo ai resi;
-
comunicazione mirata al consumatore, per favorire comportamenti d’acquisto più consapevoli;
-
tecnologie predittive, per pianificare in modo più sostenibile la reverse logistics.
Il progetto sottolinea anche l’importanza di un approccio di filiera: produttori, operatori logistici e corrieri devono collaborare per creare modelli condivisi e integrati.
Dai resi alle risorse: la sfida dell’economia circolare
Secondo i ricercatori, i resi non dovrebbero essere considerati solo un costo, ma una potenziale risorsa.
Pratiche come ricondizionamento, riparazione e riciclo possono prolungare il ciclo di vita dei prodotti e ridurre gli sprechi.
Un flusso di resi più rapido consentirebbe di reimmettere sul mercato i capi restituiti, favorendo nuovi modelli di economia circolare e migliorando la sostenibilità complessiva del settore moda.
La visione LIUC: una filiera collaborativa
Il Green Transition Hub della LIUC, che ha coordinato il progetto, evidenzia come la gestione dei resi richieda una visione collettiva.
Affrontare il problema in modo isolato, secondo i ricercatori, produce risultati limitati; serve invece un lavoro di squadra tra imprese e operatori della supply chain per generare benefici diffusi.
Solo un approccio collaborativo e integrato può trasformare i resi da costo in leva strategica per la sostenibilità.
Contatta: LIUC













