L’Italia è il Paese europeo più esposto agli effetti economici del CBAM, il Carbon Border Adjustment Mechanism, la nuova tassa UE sul carbonio incorporato nelle merci importate da Paesi extra-UE, entrata pienamente in vigore dal 1° gennaio 2026.
Lo evidenzia una ricerca di iSustainability, società di consulenza specializzata nell’analisi dell’impatto ambientale e regolatorio per le imprese.
Acciaio e ferro rappresentano il 98% dei volumi CBAM
Secondo lo studio, ferro e acciaio costituiscono il 98% dei volumi interessati dal CBAM, rendendo particolarmente vulnerabile il sistema industriale italiano, fortemente dipendente dalle importazioni extra-UE di questi materiali.
Nel 2024, sulla base dei dati Eurostat e della Commissione europea, l’Italia ha importato 6,23 milioni di tonnellate di prodotti piani in acciaio, pari al 28,7% del totale UE, collocandosi al primo posto tra gli Stati membri per volumi importati da Paesi terzi.
Cos’è il CBAM e come funziona
Il CBAM, previsto dal Green Deal europeo, nasce con l’obiettivo di evitare il cosiddetto carbon leakage, ossia la delocalizzazione delle produzioni ad alte emissioni verso Paesi con normative ambientali meno stringenti.
In pratica, gli importatori UE di beni ad alta intensità di CO₂ sono oggi obbligati ad acquistare certificati CBAM, in proporzione alle emissioni incorporate nei prodotti importati, qualora nel Paese di origine non sia applicato un prezzo al carbonio equivalente a quello europeo.
Coinvolte almeno 3.000 imprese italiane
Secondo le stime di iSustainability, il meccanismo CBAM interesserà almeno 3.000 imprese italiane, attive in settori chiave della filiera industriale e manifatturiera.
Una scadenza cruciale è fissata al 31 marzo 2026, termine entro il quale le aziende dovranno presentare la domanda di autorizzazione come dichiarante CBAM. In assenza di tale autorizzazione, non sarà più possibile importare legalmente prodotti ad alto impatto ambientale come ferro e acciaio.
Le preoccupazioni del comparto industriale
L’introduzione del CBAM ha sollevato forti preoccupazioni tra le imprese del settore. Assofond, l’associazione che rappresenta le fonderie italiane, ha contestato la norma, segnalando il rischio concreto di blocchi produttivi per molte aziende.
Secondo Assofond, il CBAM, sommato all’aumento dei costi energetici e all’incertezza sulle modalità applicative, potrebbe colpire duramente un comparto già fragile, con effetti negativi su competitività e continuità produttiva.
Impatti su commercio estero e logistica
L’entrata in vigore del CBAM rappresenta un fattore critico anche per il commercio internazionale e la logistica, incidendo su costi di approvvigionamento, pianificazione delle importazioni e gestione delle catene di fornitura.
Per le imprese italiane diventa quindi strategico valutare l’impatto regolatorio, adeguare i processi di compliance e rivedere le strategie di sourcing in un contesto normativo sempre più orientato alla sostenibilità ambientale.
Fonte: Ansa











