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Carta di Taranto: la nuova strategia per i porti italiani

Riforma della governance, digitalizzazione e retroportualità sostenibile per i porti italiani nel nuovo scenario logistico nazionale.

Il 27 e 28 marzo 2026, a Taranto, si è svolto l’evento nazionale sulla riforma dei porti italiani, dal titolo “Pianificazione strategica dei sistemi portuali: vulnerabilità apparenti e opportunità di sviluppo sostenibile”. L’iniziativa ha riunito istituzioni, esperti del settore, mondo accademico e categorie produttive per discutere strategie di governance portuale, retroportualità sostenibile e digitalizzazione dei porti italiani.

Tra gli interventi di rilievo, quelli del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, del Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, del Vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Raffaele Fitto e del Presidente della Regione Puglia Antonio Decaro.

Otto punti chiave della Carta di Taranto

La Carta di Taranto è un documento programmatico articolato in otto punti strategici per il futuro della portualità italiana:

  1. Porti come snodi centrali per la logistica nazionale, movimentando circa l’80% dell’import-export italiano.
  2. Integrazione tra porti, interporti e retroporti come sistemi competitivi e governati da competenze manageriali.
  3. Supply chain integrata per connettere approvvigionamento, produzione e distribuzione.
  4. Digitalizzazione e interoperabilità dei dati con piattaforme di nuova generazione.
  5. Retroportualità sostenibile e rigenerazione urbana per un modello di portualità moderna.
  6. Autonomia finanziaria delle autorità portuali per competere con gli hub mediterranei.
  7. Gestione unificata dei porti e interporti attraverso la forma societaria S.p.A.
  8. Uniformità europea nelle regole su concessioni, aiuti pubblici e autorizzazioni.

Governance portuale e sostenibilità finanziaria

Il nuovo disegno di legge per la riforma dei porti italiani valorizza il partenariato pubblico-privato (PPP) come strumento per finanziare infrastrutture strategiche. Secondo l’Avvocato Cristina Lenoci, componente del Comitato Scientifico, è fondamentale individuare strumenti di equilibrio tra capitale pubblico e privato per garantire sostenibilità e competitività.

Digitalizzazione e intermodalità per i porti italiani

La trasformazione digitale dei porti è uno dei pilastri della Carta di Taranto. Processi interoperabili, dati certificati e piattaforme integrate permettono una gestione più efficiente della logistica portuale e della retroportualità sostenibile, facilitando collegamenti con i sistemi intermodali regionali e nazionali.

Il ruolo delle istituzioni e dei principali stakeholder

Ministro Pichetto Fratin ha sottolineato il ruolo delle politiche energetiche e ambientali per rendere i porti italiani sostenibili e competitivi. Il Viceministro Edoardo Rixi ha confermato la creazione di Porti d’Italia S.p.A. e l’apertura di tavoli con gli stakeholder per discutere governance e innovazione.

Giovanni Gugliotti, Presidente del Sistema Portuale di Mar Ionio – Porto di Taranto, ha evidenziato come la Carta guiderà la revisione del piano triennale, valorizzando il nodo strategico di Taranto. Ercole Incalza ha ricordato la necessità di una visione sistemica per la logistica nazionale e l’importanza dei collegamenti funzionali per sfruttare appieno il potenziale dei porti italiani.

Una roadmap per il futuro dei porti italiani

L’evento di Taranto ha rappresentato un momento di sintesi e rilancio per la portualità italiana, integrando competenze istituzionali, tecniche e imprenditoriali. La Carta di Taranto si propone come strumento chiave per guidare il futuro dei porti italiani, promuovendo competitività, sostenibilità e innovazione nel settore della logistica nazionale.

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