Quando le logiche di pianificazione saltano, serve più collaborazione. Da qualche anno, la distribuzione alimentare è nel mezzo di un’intensa fase di trasformazione con l’entrata in scena di nuovi player e un nuovo equilibrio tra formati e canali. In questo, si trova anche a fare con costi che corrono più veloci della domanda e margini sempre più stretti. Il tutto mentre il mercato (e non solo) chiede di investire in sostenibilità e una generale incertezza riscrive le regole di settimana in settimana. Per non farsi travolgere, bisogna avere le idee molto chiare e non aver timore di fare i passi giusti, come spiega Giuseppe Bertini, direttore logistica e supply chain di Coop Italia.
Come sono cambiate e stanno cambiando le esigenze nel vostro settore per quel che riguarda la gestione del magazzino e del trasporto?
Il contesto economico attuale è caratterizzato da un’instabilità che muta ormai di settimana in settimana. Il punto di rottura risale alla pandemia, a cui sono seguiti il conflitto in Ucraina e i relativi rincari energetici, fino a giungere all’incertezza attuale in cui è difficile prevedere scenari futuri. In un settore come la logistica, che si fonda su una pianificazione rigorosa (settimanale, mensile o annuale), operare è davvero complesso.
Pianificare è oggi più che mai un obbligo ma, rispetto al passato, anche una sfida quasi impossibile. Le variabili in gioco sono troppe: l’inflazione incide sui comportamenti di spesa, scardinando consolidati trend di consumo. Nel frattempo, sul mercato si moltiplicano gli operatori e le modalità di vendita, come dimostra l’ascesa negli ultimi anni del canale discount.
In tutto questo la nostra strategia è cambiata: ora puntiamo su una maggiore collaborazione orizzontale e verticale. Fare sistema con i partner logistici e l’industria di marca è cruciale per avere continuità nella fornitura. Questa sinergia però non può prescindere dalla digitalizzazione: collaborare significa innanzitutto condividere il dato in tempo reale.
Scendendo nel dettaglio dei processi, stiamo sviluppando vere e proprie partnership, specialmente per i prodotti a marchio del distributore (MDD). Attraverso l’uso di applicativi dedicati, puntiamo a rendere fluidi i flussi operativi e a eliminare i tempi morti lungo la catena. Se in passato alcuni margini di inefficienza potevano essere tollerati, oggi l’ottimizzazione deve riguardare l’intero processo: ogni risparmio ottenuto nella gestione del magazzino e dei trasporti aiuta a contenere l’impatto dei costi e garantire prezzi competitivi sullo scaffale.
Tra le diverse soluzioni tecnologiche “hardware” e “software” a disposizione per la gestione della supply chain quali sono le più interessanti?
Il focus è sullo sviluppo della digitalizzazione. Un tema è l’Intelligenza Artificiale: se ne parla molto e le aspettative sono alte, ma è presto per dire quali benefici concreti possa portare nei nostri processi. Siamo di fronte a un’IA in embrione di cui, di fatto, non abbiamo ancora visto nulla. La nostra posizione attuale è di “spettatori interessati”.
Altro tema “caldo” è l’automazione di magazzino. Anche qui l’approccio è cauto: non credo nelle soluzioni drastiche “bianco o nero”, solo manuale o totalmente automatizzato. Servirà un giusto mix. Bisogna anche considerare che gli investimenti da fare sono importanti e i tempi di rientro non sempre brevi: tutti aspetti che non si possono trascurare in un settore come il nostro in cui le marginalità non sono poi così elevate.
Un beneficio sta nella risposta che l’automazione offre all’attuale anomalia legata alla carenza di manodopera. Rispetto al passato, trovare personale per le attività di magazzino è diventato difficilissimo. La tecnologia aiuta in parte a colmare questo vuoto, ma sposta il focus nella ricerca del personale su nuove competenze: serviranno meno operatori, ma più ingegneri e tecnici specializzati.
Quali tipologie di investimenti state realizzando in ambito logistico: soluzioni per il prelievo e lo stoccaggio automatici o semiautomatici, AMR, AGV, robot, software gestionali di magazzino o del trasporto, per la prenotazione degli slot di carico e scarico ecc.? Su cosa invece vorreste puntare nel prossimo futuro?
Nel 2022 Coop Italia ha adottato un applicativo di demand planning basato su machine learning e focalizzato sui prodotti a marchio (MDD). L’applicativo viene alimentato con i dati relativi ai cicli operativi che ci arrivano dalle nostre cooperative. Queste informazioni insieme a quelle relative alle diverse iniziative promozionali permettono all’applicativo di generare previsioni molto affidabili fino a 180 giorni. Possono inoltre essere condivise con i nostri fornitori in modo che loro possano organizzare al meglio la produzione. Il sistema consente a loro di essere più efficienti e garantisce a noi il servizio. Lo stiamo affinando il più possibile proprio in un’ottica di maggiore collaborazione.
Per quanto riguarda l’automazione, nel nostro magazzino di Prato abbiamo introdotto una soluzione di stoccaggio Autostore per gestire alcuni tipi di merceologie. Abbiamo anche un traslo a due bracci in funzione da diverso tempo. Tra le due tecnologie, Autostore è quella che ci dà maggiori garanzie in termini di resilienza: il numero elevato di robot garantisce che il lavoro non si fermi mai, mentre un traslo, anche se a doppio braccio, in caso di guasto può creare problemi. Per questo stiamo ragionando su un ampliamento di Autostore.
In futuro, più che sull’automazione pura, punteremo sull’ottimizzazione dei processi. In questo le tecnologie offriranno un utile supporto. Ad esempio, nell’ortofrutta l’utilizzo di materiale tecnico con etichette RFID può velocizzare e ottimizzare le fasi di inbound, preparazione e ingresso merce nel punto vendita.
In che modo le nuove tecnologie impattano sulla sostenibilità economica, sociale e ambientale?
L’impatto delle nuove tecnologie è profondo e tocca tutte e tre le dimensioni della sostenibilità: economica, ambientale e sociale. Il tema, salito prepotentemente alla ribalta, ha un impatto importante sulla logistica. Dobbiamo però sgombrare il campo da un equivoco: fare sostenibilità significa aumentare i costi, poiché richiede azioni che prima non erano comprese nei processi. Per la riduzione della CO2, ad esempio, è necessario adottare soluzioni con i trasportatori come l’impiego di mezzi di ultima generazione o alimentati a HVO e LNG.
La dimensione sociale assume un ruolo particolarmente critico, alla luce di quanto accade nel settore sotto gli occhi di tutti. Alla logistica è stato storicamente richiesto di comprimere i costi. Questo ha però spinto alcuni operatori a intervenire sul costo del lavoro, violando l’etica e generando condizioni non sostenibili. Il sottopagare la manodopera, oltre a essere irregolare, determina anche forme di concorrenza sleale. Chi opera nel rispetto delle regole non può competere con chi le aggira sistematicamente.
Cosa sta facendo la sua azienda per un trasporto ed una logistica sostenibile in tutti i suoi aspetti?
Partiamo dalla dimensione sociale a cui teniamo molto: abbiamo aderito a TCR, un’associazione di committenti che vuole costruire qualcosa di veramente sostenibile nel trasporto e nelle terze parti logistiche. Vogliamo creare un ecosistema nel quale condividere con i fornitori valori quali compliance, qualità, sicurezza stradale, responsabilità sociale, rispetto delle regole. Il rating dell’Osservatorio serve a trasformare elementi spesso frammentati in una base chiara e oggettiva di valutazione. L’Osservatorio sta lavorando per ampliare la platea di aderenti: siamo consapevoli che seguire le regole costa, ma anche di doverlo fare per qualificare il settore.
Per quel che riguarda la componente ambientale, lavoriamo molto sul trasporto. Da diversi anni, non solo in Coop Italia, ma anche nelle cooperative è stato adottato un applicativo, GreenRouter, per il calcolo, il monitoraggio e la rendicontazione delle emissioni di CO2e e degli inquinanti atmosferici. Questo ci aiuta a stabilire obiettivi di miglioramento anno su anno.
Più in generale stiamo collaborando con fornitori di merce e servizi per ottimizzare tutte le fasi del trasporto. In molti casi stiamo passando all’acquisto franco fabbrica, creando in questo modo giri chiusi con la consegna alle nostre filiali. E in alcuni casi riusciamo ad includere nel giro anche i fornitori di materiale tecnico.
Portiamo avanti azioni di collaborazione a più mani per ottimizzare la sostenibilità della supply chain nel senso più ampio possibile.
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