Nell’attuale scenario della distribuzione alimentare in cui la filiera chiede più efficienza ma anche maggior flessibilità, la logistica deve tendersi al massimo per collegare i due estremi logici e trovare un giusto equilibrio tra i due poli opposti. L’impresa è tutt’altro che semplice ma anche per questo entusiasmante, come spiega Elena Bassoli, Group Logistics & Italy Customer Service manager di Zuegg. «Il mestiere di chi si occupa di logistica, purtroppo o per fortuna, è trovare soluzioni che concilino le richieste anche se contrastanti. E questo oggi è vero più che mai.»
Come è cambiata e sta cambiando le esigenze nel vostro settore per quel che riguarda la logistica e il trasporto delle merci?
Nell’attuale contesto, segnato da continui cambiamenti e da eventi che modificano rapidamente gli equilibri della supply chain, la logistica ha superato la fase della resilienza per entrare in una fase adattativa: bisogna essere molto flessibili per non farsi travolgere dalla crisi del momento.
La logistica e il trasporto si trovano infatti a gestire esigenze in conflitto tra loro. Da un lato c’è la necessità diffusa di essere più efficienti e sostenibili dal punto di vista economico, oltre che ambientale e sociale; dall’altro, la clientela retail ci chiede un’estrema flessibilità. Questa tensione tra estremi si riflette lungo tutta la filiera. I nostri clienti stanno investendo molto per raggiungere una maggiore efficienza, a partire dalla logistica di magazzino, come dimostra la diffusa adozione di soluzioni di automazione. Il punto è che queste tecnologie introducono rigidità operative che si traducono nella richiesta che riceviamo di un servizio personalizzato: penso qui, ad esempio, alla composizione di pallet a diversi rispetto al nostro standard di pallettizzazione. Molte aziende trasferiscono parte di queste esigenze a noi fornitori, che dobbiamo quindi adeguarci garantendo al tempo stesso elevati livelli di servizio.
Tra le diverse innovazioni tecnologiche “hardware” e “software” a disposizione per la gestione della supply chain quali sono le più interessanti?
In generale, la tecnologia aiuta a diventare più reattivi. Le competenze umane restano centrali, ma da sole non sono più sufficienti. Servono soluzioni e strumenti adeguati.
L’automazione è una strada da percorrere se si vuole diventare più efficienti. Tuttavia, avendo noi totalmente esternalizzati l’attività logistica, non abbiamo il controllo su questo aspetto. Quello che possiamo fare e facciamo è scegliere di collaborare con partner strutturati per sviluppare percorsi condivisi di innovazione.
Dove possiamo agire è sull’efficientamento dei processi e lo facciamo grazie a tecnologie digitali evolute applicate alla supply chain. L’obiettivo non è solo eliminare la complessità, ma anche acquisire la capacità di adattarsi più rapidamente ai cambiamenti. Un’azienda come Zuegg che utilizza materia prima coltivata in tutto il mondo, risente molto delle problematiche che possono sorgere lungo la catena di approvvigionamento.
L’intelligenza artificiale ha qui un grande potenziale, sia negli utilizzi predittivi per anticipare, nel limite del possibile, certi cambiamenti, sia nella versione agentica per analizzare i KPI, misurare le prestazioni e monitorare i processi e quindi capire dove intervenire per migliorare.
Noi utilizziamo già strumenti di questo tipo per intercettare le variazioni sul fronte delle vendite e così migliorare le attività di forecasting e demand planning, generare fabbisogni e piani di produzione più mirati, elaborare previsioni di vendita più accurate. La domanda di consumo dipende solo in parte da ciò che proponiamo con le nostre attività commerciali e di marketing. In larga misura è influenzata dall’evoluzione dei consumi e dalle scelte che fanno i consumatori davanti allo scaffale. Queste a loro volta condizionano le decisioni della grande distribuzione nostra cliente e tornano a noi come una richiesta di servizio ad alto valore. Riuscire a intercettare i cambiamenti rappresenta dunque un vantaggio importante. Oggi, grazie all’IA, possiamo andare oltre le semplici serie storiche, e analizzare le prestazioni di vendita dei singoli clienti e i trend di mercato e, utilizzando algoritmi sofisticati, avere una visione più ampia e precisa del contesto. Per altro sul mercato sono ormai disponibili diverse soluzioni tecnologiche di questo tipo, alcune molto accessibili.
Parlando di innovazioni, quali tipologie di investimento state realizzando o prevedete per il prossimo futuro?
Zuegg, come molte altre aziende a dire il vero, lavora ancora spesso a silos: manca una reale integrazione tra le funzioni e quindi una visibilità della filiera che vada anche oltre i confini dell’azienda. Proprio per superare questo limite stiamo valutando l’implementazione di uno strumento per la gestione end-to-end della supply chain.
Vogliamo aumentare l’efficienza dei processi, oltre alla nostra capacità di reazione ai cambiamenti. Per questo l’idea è di dotarci di uno strumento che ci aiuti a comprendere più in fretta l’impatto che ogni variazione può avere sui nostri processi. Pensiamo, ad esempio, a una promozione della grande distribuzione che viene spostata di tre mesi: in una filiera molto tirata, come la nostra, questo richiede un riallineamento veloce della pianificazione produttiva, degli approvvigionamenti, dei flussi inbound e così via per cui integrazione e visibilità sono determinanti. Ma lo stesso vale nel caso in cui, viceversa, un’attività programmata viene annullata oppure quando emergono criticità legate alla disponibilità o alla qualità delle materie prime, cosa non così eccezionale se, come nel nostro caso, queste provengono da diverse aree del mondo e sono comunque soggette alle variazioni metereologiche.
Oggi questi riallineamenti sono gestiti soprattutto grazie alle competenze delle persone, che sono essenziali. Credo però che strumenti basati sull’IA, agentica in particolare, possano aiutare a intercettare prima i cambiamenti e soprattutto a valutarne in fretta le conseguenze, così da mantenere elevati livelli di servizio, evitando situazioni di overstock o out of stock e, al tempo stesso, ottimizzare i costi.
Tutto ciò però presuppone cultura degli obiettivi e della collaborazione di filiera: questo è un mio “cavallo di battaglia”. Credo che una maggiore iniezione tecnologia porti anche questo vantaggio: la condivisione di dati a monte e a valle, prerequisito di alcune soluzioni, abilita la collaborazione.
In che modo le nuove tecnologie impattano sulla sostenibilità economica, sociale e ambientale?
Quando si parla di sostenibilità nel settore alimentare si parla inevitabilmente anche di riduzione dello spreco alimentare, un tema che ha una forte valenza sia economica, sia etico-sociale. Ottimizzando processi e risorse si contribuisce a raggiungere questo obiettivo.
Lo sviluppo delle tecnologie innovative avrà un forte impatto sociale. Innanzi tutto, porterà a una riqualificazione professionale e quindi a un’evoluzione sociale. Le attività più usuranti, dal punto di vista fisico e mentale, saranno progressivamente ridotte, e le mansioni a basso valore aggiunto saranno sempre più supportate e soppiantate dalla tecnologia. Questo richiederà figure più specializzate e qualificate.
Nella mia esperienza con l’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano ho scoperto che ci sono già alcune grandi aziende del trasporto che utilizzano strumenti avanzati per recepire le esigenze dei propri autisti e ne tengono conto nella quotidiana gestione dei viaggi. In un momento di scarsa disponibilità di personale, non solo viaggiante, se riusciamo a soddisfare le esigenze delle nostre risorse umane, abbiamo fatto “bingo”.
Naturalmente c’è anche il tema della sostenibilità ambientale, perseguita attraverso investimenti che vedo sempre più diffusi nel settore: fotovoltaico, propulsioni alternative, ma anche sistemi per l’ottimizzazione dei viaggi.
Le nuove tecnologie stanno producendo un vero cambio di paradigma. Se cresce il livello di competenza richiesto, migliora anche l’immagine della logistica, tradizionalmente considerata un settore labour-intensive. Oggi questo è sempre meno un lavoro di braccia e sempre più un lavoro di testa e di sistemi. La tecnologia migliora riduce la fatica operativa, aumentando l’attrattività e l’accessibilità del settore e favorendo quindi l’ingresso di giovani e donne.
L’essere umano resta comunque imprescindibile: nessuno strumento, per quanto evoluto, possiede la stessa capacità di cogliere segnali deboli e fenomeni “invisibili” che potrebbero avere un impatto nelle nostre attività.
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