Il regolamento europeo EUDR (EU Deforestation Regulation n. 2023/1115) rappresenta, per molte imprese della supply chain, non solo un nuovo adempimento normativo ma una reale opportunità di trasformazione.
Secondo Tesisquare, partner tecnologico specializzato in soluzioni digitali per la gestione della supply chain, l’EUDR può diventare un acceleratore decisivo per la digitalizzazione delle filiere, aumentando trasparenza, controllo e resilienza lungo tutto il processo produttivo. Il tema è stato approfondito anche in un white paper realizzato in collaborazione con Elision.
Tracciabilità obbligatoria: la supply chain sotto pressione
Con l’entrata in vigore del regolamento, la capacità di tracciare in modo preciso l’origine delle materie prime diventa un requisito operativo imprescindibile.
Le imprese dovranno essere in grado di dimostrare, attraverso dati e documentazione strutturata, che i propri prodotti non provengono da aree soggette a deforestazione illegale successiva al 31 dicembre 2020. In caso contrario, il rischio è quello di essere esclusi dal mercato europeo.
Le scadenze sono già definite: il 30 dicembre 2026 per grandi e medie imprese e il 30 giugno 2027 per micro e piccole imprese, mentre la Commissione europea è attesa il 30 aprile 2026 per eventuali aggiornamenti normativi.
Un impatto trasversale sulle filiere del Made in Italy
L’EUDR riguarda sette filiere strategiche — cacao, caffè, olio di palma, legname, gomma, soia e derivati — ma il suo impatto si estende in modo trasversale a settori chiave del Made in Italy come moda, lusso, automotive, food e design.
Le sanzioni previste sono significative: fino ad almeno il 4% del fatturato annuo nel mercato UE, oltre a confisca dei prodotti, divieto di vendita ed esclusione dagli appalti pubblici.
PMI e digitalizzazione: il vero punto critico della supply chain
Il vero impatto della normativa si scaricherà lungo tutta la catena di fornitura, coinvolgendo in particolare le PMI, che rappresentano la maggior parte dei fornitori delle grandi aziende.
Secondo analisi di PwC ed EY, oltre il 60% delle piccole e medie imprese non è ancora pienamente pronto alla transizione digitale richiesta. Il ritardo è ancora più evidente se si osserva il livello di maturità tecnologica delle filiere: in Italia meno del 20% delle aziende utilizza strumenti avanzati di tracciabilità della supply chain e solo una quota limitata ha sistemi evoluti di monitoraggio.
Tesisquare: la tracciabilità come vantaggio competitivo
“L’EUDR metterà sotto pressione soprattutto le PMI italiane, dove la supply chain è ancora spesso frammentata e poco digitalizzata”, spiega Alberto Proverbio, Senior Advisor di Tesisquare.
Secondo Proverbio, la sfida è concreta: garantire la verifica dell’origine delle materie prime, monitorare l’impatto delle attività sui territori e prevenire l’approvvigionamento da aree a rischio deforestazione, anche quando non dichiarate dai fornitori.
In questo contesto, tecnologie avanzate come immagini satellitari integrate con analisi dati permettono oggi di ottenere una visibilità continua e affidabile lungo tutta la catena di fornitura.
Senza una reale visibilità end-to-end della supply chain, la conformità all’EUDR rischia di diventare estremamente complessa. Per questo, la digitalizzazione non è più solo un obbligo normativo, ma una leva strategica per trasformare la compliance in un vantaggio competitivo, migliorando trasparenza, efficienza e resilienza dell’intero ecosistema produttivo.
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