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Il tribunale egiziano ha respinto la richiesta di rilasciare la portacontainer Ever Given

Il tribunale egiziano ha respinto la richiesta di rilasciare la portacontainer Ever Given

Gli avvocati della Shoei Kisen Kaisha accusano la Suez Canal Authority di essere responsabile dell'arenamento della nave.

Ieri il tribunale commerciale di Ismailia ha respinto, in seconda istanza, la richiesta presentata dalla giapponese Shoei Kisen Kaisha di rimuovere il blocco della propria portacontainer Ever Given che è stata posta sotto sequestro dopo che la nave, arenatasi alla fine di marzo nel canale di Suez, aveva provocato il fermo del traffico navale nella via d’acqua egiziana per sei giorni. Da allora la Ever Given è trattenuta nel Grande Lago Amaro, il più grande bacino acqueo del canale, a seguito della richiesta di risarcimento di danni per un valore di 916.526.494 dollari presentata dalla Suez Canal Authority (SCA). La decisione di domenica del tribunale non è più appellabile.

Nel corso del dibattimento gli avvocati della Shoei Kisen Kaisha hanno sostenuto che le cause dell’incidente occorso alla portacontainer sono addebitabili interamente all’Autorità del Canale di Suez in quanto ha autorizzato la nave ad entrare nel canale nel corso di una violenta perturbazione atmosferica che ha avuto un effetto determinante nell’arenamento della Ever Given. Il comando di quest’ultima – secondo il team di legali della compagnia armatrice giapponese – ha fatto quanto possibile per evitare l’incidente, incluso – secondo gli avvocati – fare pressioni sul pilota della Suez Canal Authority presente a bordo della nave al momento dell’incidente per convincerlo, invano, ad autorizzare l’intervento di due rimorchiatori per consentire il transito in sicurezza della portacontenitori nel canale.

Inoltre gli avvocati della società giapponese hanno contestato la decisione di porre la nave in detenzione ed hanno respinto la richiesta di risarcimento avanzata dalla SCA per coprire i costi dell’intervento di disincaglimento della nave in quanto – secondo i legali – quella attuata non sarebbe equiparabile ad un’operazione di salvataggio ma piuttosto l’esercizio da parte della Suez Canal Authority di uno dei propri doveri sulla base delle norme di navigazione nel canale.

Diametralmente opposta la posizione della Suez Canal Authority, il cui avvocato, tra le altre argomentazioni, ha evidenziato che l’operazione di salvataggio posta in atto dall’autorità egiziana ha consentito di evitare un grave disastro ambientale in quanto le 2.700 tonnellate di combustibile a bordo della nave, se fuoriuscite nel canale, avrebbero causato un incidente analogo a quello della fuoriuscita di petrolio avvenuta nel Golfo del Messico che ha comportato risarcimenti del valore complessivo di 10 miliardi di dollari.

Inoltre, ha affermato il legale della SCA, la Ever Given trasportava 100 container contenenti merci pericolose, carico che il comandante della nave non avrebbe dichiarato alla SCA come invece tenuto a fare in base alle norme di navigazione nel canale.

Rigettata la richiesta di revocare il fermo della nave, ora il caso sarà esaminato da un tribunale di primo grado che dovrebbe iniziare ad affrontare la causa alla fine di questo mese.

Fonte: INFORMARE

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