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Treni merci nei porti: Genova -14%, in calo La Spezia

I dati Fermerci–RFI confermano il trend negativo per il terzo anno consecutivo. Criticità anche in Europa

Nel 2025 il numero dei treni merci movimentati nei porti italiani ha registrato una contrazione del 2,51%, aggravando ulteriormente la perdita accumulata nell’ultimo triennio. Il dato emerge dalla relazione diffusa da Fermerci sulla base del rendiconto di RFI, relativo ai convogli con origine e destinazione negli scali portuali della Penisola.

Il trend negativo prosegue dopo il -5,80% registrato nel 2023 e il -0,41% del 2024, confermando una fase strutturalmente complessa per il traffico ferroviario merci legato ai porti.

Cantieri ferroviari e riduzione della capacità di rete

Secondo Fermerci, a pesare in modo determinante sull’andamento del 2025 sono stati i numerosi lavori infrastrutturali sulla rete ferroviaria nazionale. Il dato negativo riguarda anche l’indice dei treni merci per chilometri percorsi, sceso a 49,5 milioni, con una riduzione del 3,5% rispetto al 2024.

Le prospettive per il 2026 non appaiono più favorevoli, considerando che sono previsti circa 1.200 cantieri ferroviari, con inevitabili ripercussioni sulla capacità della rete, in particolare lungo le principali direttrici utilizzate dal traffico merci.

Ultimo miglio portuale sotto pressione

Nel complesso, i convogli ferroviari al servizio dei porti italiani sono passati da 45.288 nel 2024 a 44.152 nel 2025, a fronte di un picco di 48.278 treni nel 2022. Le interruzioni dovute ai lavori di modernizzazione finanziati dal PNRR hanno inciso in modo significativo, riducendo nel 2025 la capacità ferroviaria fino a circa il 50% sulle linee più strategiche per il trasporto merci.

A questi fattori si sommano le tensioni geopolitiche, che hanno compromesso la regolarità dei traffici marittimi, a partire dalla crisi del canale di Suez, oltre agli effetti di incertezza legati ai dazi introdotti dagli Stati Uniti. Ha inciso inoltre il perdurare delle criticità sui valichi alpini, nonostante la riapertura del Frejus ferroviario nella primavera del 2025 con volumi inferiori ai livelli precedenti.

Il crollo di Genova e le difficoltà della Spezia

Analizzando i dati dei singoli scali, emerge un quadro particolarmente critico per il porto di Genova. La stazione di Genova Voltri, al servizio del terminal di Pra’, ha registrato un calo del 28,03%, passando da 5.661 a 4.074 treni. Il risultato positivo di Genova Marittima, in crescita del 16,32%, non è stato sufficiente a compensare la flessione complessiva.

Nel 2025 il porto di Genova ha movimentato 7.068 treni, contro gli 8.235 del 2024 e i 9.260 del 2022, con una riduzione annua del 14%. In calo anche il nodo ferroviario della Spezia, che segna una flessione del 2,52%, e lo scalo merci di Ravenna, in diminuzione del 6,94%.

Andamenti differenziati negli altri scali

Tra i grandi porti, Trieste Campo Marzio ha registrato una sostanziale stabilità, con 7.673 treni e una variazione positiva marginale dello 0,34%, senza però recuperare le forti perdite degli anni precedenti. Livorno Calambrone mostra un rimbalzo con 3.187 treni e un aumento del 16,06%, pur restando al di sotto dei livelli del 2021.

Nel 2025 solo pochi scali hanno superato i massimi dell’ultimo lustro, tra cui Monfalcone, Gioia Tauro–San Ferdinando e Ancona. Restano invece in calo, tra le stazioni portuali con oltre mille treni annui, Venezia Marghera Scalo, Brindisi e Savona Parco Doria.

Un quadro europeo altrettanto complesso

Le difficoltà non riguardano solo l’Italia. A livello europeo, l’obiettivo di trasferire una quota significativa di merci dalla strada ad altre modalità di trasporto, fissato dall’Unione europea già nel 2011, appare sempre più distante. In Germania, nel 2025 le tonnellate-chilometro dei treni merci sono scese a 133,9 miliardi, al di sotto dei livelli del 2016, mentre il numero dei cantieri sulla rete continua ad aumentare.

Particolarmente critica la situazione in Spagna, dove una serie di frane ha interrotto a lungo i collegamenti ferroviari dal porto di Barcellona verso l’interno e verso la Francia, bloccando di fatto il traffico merci ferroviario verso l’Europa per diverse settimane.

Un sistema sotto stress

Il quadro che emerge dai dati Fermerci–RFI evidenzia un sistema ferroviario merci sotto forte pressione, penalizzato da interventi infrastrutturali necessari ma impattanti, da fattori geopolitici e da criticità operative che colpiscono in modo diretto il rapporto tra porti e ferrovia. Una situazione che pone interrogativi rilevanti sulla capacità del sistema logistico europeo di sostenere gli obiettivi di trasferimento modale nel breve e medio periodo.

Fonte: Blueconomy

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