Erano più di 90 le imprese che hanno accolto con interesse e attenzione le indicazioni che ieri pomeriggio sono giunte loro durante il seminario promosso nelle sale di MalpensaFiere a Busto Arsizio dall’Ufficio Internazionalizzazione della Camera di Commercio
Il tema è di quelli che suscitano l’interesse delle imprese. Tanto più su un territorio come quello della provincia di Varese dove il fatturato delle aziende è, in una quota rilevante, frutto della vendita dei propri prodotti sui mercati di tutto il mondo: una quota che negli ultimi anni complessivamente varia tra il 35 e il 40%. Erano in un numero superiore a 90 le imprese che hanno accolto con interesse e attenzione le indicazioni che ieri pomeriggio (mercoledì 28 novembre, ndr) sono giunte loro durante il seminario promosso nelle sale di MalpensaFiere a Busto Arsizio dall’Ufficio Internazionalizzazione della Camera di Commercio. L’esperta di trasporti internazionali Giovanna Buongiovanni ha affrontato il tema della movimentazione delle merci e dei rischi assicurabili.
«Un argomento cruciale per la nostra azienda, che in questo 2012 sta lavorando soprattutto con i mercati della Russia e del Kazakistan: insieme raggruppano quasi il 70% del nostro fatturato», così si è espresso chi ha partecipato al seminario per conto della Alesamonti, impresa di Barasso che produce macchine utensili, prima di aggiungere che « non è certo la prima volta che partecipiamo a un seminario proposto dalla Camera di Commercio, sia qui a MalpensaFiere che nella sede congressuale delle Ville Ponti. E sempre abbiamo avuto riscontri positivi per la nostra attività». Un riscontro che dal seminario odierno si attendeva anche chi era presente a nome della Bea, altra azienda metalmeccanica, questa volta di Solbiate Olona: «Noi siamo soggetti a un numero crescente di obblighi quando esportiamo. Un carico gravoso per la nostra attività. Si parla del peso della burocrazia come elemento che incide sulla competitività, ma devo dire che non sono solo gli apparati statali, quello italiano come pure degli altri paesi, a rendere difficile il nostro compito. Molto più spesso lo diventa anche a causa dei carichi amministrativi che ci impongono gli altri soggetti privati della filiera della compravendita internazionale. Pensi solo al fatto che ogni vettore vuole una tipologia diversa di documentazione per trasportare le nostre merci. Le direttive nazionali sono sempre le stesse, ma ogni vettore le interpreta a suo modo!». E proprio sulla necessità di guardare in modo univoco al processo di vendita all’estero ha insistito l’esperta Giovanna Buongiovanni: Leggi tutta la notizia
Fonte: VARESENEWS












