Lo Stretto di Hormuz torna al centro della crisi internazionale con la chiusura del traffico marittimo e il conseguente blocco delle navi in transito. Secondo fonti iraniane, la situazione sarebbe legata alla presunta violazione del cessate il fuoco in Libano da parte di Israele, con ripercussioni immediate su uno dei principali snodi energetici e logistici mondiali.
Il rallentamento e la successiva interruzione del traffico nello Stretto di Hormuz stanno già causando criticità nella catena globale dei trasporti, in particolare per il traffico petrolifero.
Navi costrette a invertire la rotta
Secondo quanto riportato dall’emittente PressTV, una petroliera – la AUROURA – avrebbe invertito improvvisamente la rotta effettuando una virata di 180 gradi mentre si avvicinava al passaggio, tornando nel Golfo Persico.
Questo episodio evidenzia l’elevato livello di rischio per la navigazione nello Stretto di Hormuz, punto strategico per il transito di petrolio e merci tra Medio Oriente e mercati internazionali.
Iran: due rotte alternative per evitare le mine
I Guardiani della Rivoluzione iraniani (Pasdaran) hanno comunicato nuove direttive per le navi in transito, indicando due rotte alternative obbligatorie per ridurre il rischio di collisioni con eventuali mine presenti lungo il percorso tradizionale.
Le nuove rotte prevedono:
- una via di ingresso al Golfo Persico tra la costa iraniana e l’isola di Larak
- una via di uscita a sud dell’isola, lontano dal tracciato abituale vicino all’Oman
Queste modifiche alla navigazione nello Stretto di Hormuz rappresentano un cambiamento rilevante per le rotte marittime internazionali.
Conseguenze per trasporti e commercio globale
La chiusura dello Stretto di Hormuz e la deviazione delle navi su percorsi alternativi rischiano di avere effetti significativi su:
- tempi di consegna delle merci
- costi del trasporto marittimo
- forniture energetiche globali
Per il settore della logistica e dei trasporti, si tratta di una criticità strategica che potrebbe influenzare l’intero sistema delle supply chain internazionali.
Fonte: AGI












