“Il principio è giusto, ma nella pratica rischia di funzionare poco per il nostro settore”. Con queste parole Michele Santoni, presidente nazionale CNA Fita, è intervenuto ai microfoni della trasmissione Autotrasporti su Radio 24, commentando le nuove regole sui rimborsi autostradali 2026 entrate in vigore dal 1° giugno.
Il tema riguarda da vicino il settore dell’autotrasporto merci, della logistica e delle imprese di trasporto su strada, che quotidianamente affrontano ritardi, congestioni e costi legati alla rete autostradale.
Rimborsi autostradali 2026: un passo avanti per gli utenti della strada
Nel suo intervento radiofonico, Santoni ha riconosciuto il valore della misura introdotta dall’Autorità di regolazione dei trasporti. Il principio del ristoro per disservizi autostradali rappresenta infatti un segnale positivo per tutti gli utenti della rete viaria.
Tuttavia, secondo CNA Fita, il sistema presenta ancora diverse criticità che rischiano di limitarne l’efficacia soprattutto per le imprese di autotrasporto e logistica merci.
Esclusioni e limiti: il nodo principale del sistema
Uno dei principali problemi evidenziati riguarda le numerose esclusioni previste dal meccanismo dei rimborsi.
Rallentamenti dovuti al traffico, condizioni non imputabili direttamente al concessionario o situazioni di congestione ordinaria spesso non consentono l’accesso al rimborso. Questo riduce in modo significativo i casi reali di applicazione della misura.
Per il settore del trasporto merci su gomma, già soggetto a margini operativi ridotti e forte pressione sui costi, questa limitazione rappresenta un elemento critico.
Soglie di rimborso troppo alte per l’autotrasporto
Un altro punto centrale riguarda le soglie necessarie per ottenere il ristoro.
Secondo quanto evidenziato da Santoni, per recuperare integralmente un pedaggio relativamente contenuto possono essere necessari fino a 180 minuti di ritardo. Un tempo che, per un mezzo pesante fermo in autostrada, comporta costi operativi molto superiori rispetto al valore del pedaggio stesso.
Nel comparto dell’autotrasporto merci, ogni minuto di fermo si traduce infatti in perdita economica, ritardi nella supply chain e impatti sulla logistica delle consegne.
Criticità operative e tecnologia del telepedaggio
Il sistema dovrebbe essere automatizzato tramite i dispositivi di telepedaggio, ma al momento permangono dubbi sull’effettiva applicazione concreta della misura.
Secondo le imprese del settore, restano ancora incertezze tecniche e operative che rendono difficile valutare la reale efficacia del meccanismo di rimborso.
Per il comparto dell’autotrasporto e dei trasporti su strada, la semplificazione operativa è un elemento chiave per garantire funzionalità e rapidità nei processi.
Il rischio dei costi indiretti sui pedaggi
Un’ulteriore preoccupazione riguarda il possibile effetto a catena del sistema.
Santoni ha infatti sottolineato il rischio che i costi dei rimborsi vengano successivamente trasferiti sui pedaggi autostradali, con un possibile aumento dei costi complessivi per le imprese di trasporto e logistica.
Un elemento che potrebbe andare a gravare ulteriormente su un settore già caratterizzato da forte pressione economica e competitività elevata.
La richiesta del settore: più efficienza della rete autostradale
L’intervento su Radio 24 si è concluso con una posizione chiara: la priorità non deve essere solo il rimborso, ma il miglioramento della qualità del servizio autostradale.
Per CNA Fita e per il mondo dell’autotrasporto merci, l’obiettivo principale resta garantire viaggi più fluidi, riduzione dei ritardi e maggiore affidabilità della rete infrastrutturale.
Il vero traguardo, come ribadito da Santoni, non è essere compensati per i disservizi, ma poter operare senza interruzioni lungo le principali direttrici della logistica nazionale ed europea.
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