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Interporto di Padova: celebrati i 40 anni di attività

250.000 teus nel 2012, con un aumento del 26% rispetto all’anno precedente, 4,4 milioni di tonnellate di merci, delle quali il 43% movimentate con l’intermodalità, un giro d’ affari di 370 milioni di euro ed oltre 8,5 miliardi di euro di merci ad alto valore aggiunto, da macchinari altamente specializzati ai prodotti del calzaturiero della Riviera del Brenda con oltre 10 milioni di paia di scarpe transitate nel 2012 nell’infrastruttura padovana che, nello scorso anno è anche diventata MTO ferroviario. Con questi risultati il Presidente, Sergio Giordani, ha aperto la giornata celebrativa del quarantennale della fondazione dell’interporto padovano, svoltasi il 15 marzo scorso nell’aula magna del palazzo del Bo, sede storica dell’Università di Padova che, all’interno dell’interporto, ha realizzato alcuni spin-off per lo sviluppo di tecnologie legate alla movimentazione delle merci ed alla gestione dei magazzini. Interessanti le considerazioni che sono scaturite nel corso della successiva tavola rotonda a cui hanno partecipato Renato Chisso, Assessore alla mobilità ed infrastrutture della regione Veneto, Luigi Merlo, Presidente di Assoporti, Mauro Moretti, AD di FSI, Alessandro Ricci presidente di UIR. Un vivace scambio di opinioni ha contrapposto la visione di Moretti a Merlo, con l’affermazione, secondo l’AD di FSI, dell’inutilità dalla realizzazione, tanto richiesta, del terzo valico che prevede costi di oltre 7 miliardi di euro, mentre la capacità delle tracce esistenti è sfruttata al 35% ed un’eventuale nuova realizzazione di un porto a Voltri/Vado comporterebbe investimenti di gran lunga inferiori, ha sostenuto Moretti, evidenziando la necessità di lasciarsi alle spalle idee sui trasporti risalenti ormai agli anni 80, superate dall’attuale stravolgimento dei flussi delle merci. «Continuare a perseguire idee non più attuali – ha dichiarato Moretti – comporta scelte del tutto sbagliate che dirottano i pochi fondi ormai disponibili su realizzazioni improduttive», Moretti ha citato l’esempio delle ferrovie, che all’inizio del 900 disponevano di 850 scali mentre ora ne ha a disposizione 60 ed anche questi sono troppi. Il Presidente di Assoporti Merlo ha fatto notare come potrebbero essere sufficienti un numero dimezzato di scali marittimi, mentre il Presidente di UIR Ricci ha affermato che l’attuale numero degli interporti è ridondante, se si considera che oltre il 60% del traffico viene gestito da 5 interporti del Nord, ed ha auspicato, oltre al blocco di nuove realizzazioni, quanto meno un cambio di specializzazione per molti di quelli esistenti. In conclusione, da tutti i partecipanti, è stata evidenziata la mancanza di una programmazione nazionale in materia di trasporti dove ad un eccesso di capacità corrisponde spesso un carente adeguamento della capacità offerta e dove, il più delle volte, sono state create figure gestionali ibride che, più che organizzare un’adeguata gestione industriale del paese, servono alla gestione del consenso politico. Ci si augura che un nuovo governo sia in grado di redigere un progetto che abbia una visione attuale e, soprattutto, unitaria dei trasporti e della logistica bloccando la proliferazione di infrastrutture dai costi quasi certi ma dall’utilità incerta, chiudendo con la fase delle cosiddette “grandi opere” che comportano investimenti non più sostenibili, mentre vi sono un insieme di piccole opere che potrebbero essere realizzate con le limitate risorse esistenti e contribuirebbero alla fluidificazione dei flussi eliminando colli di bottiglia.

Fonte: TRASPORTI WEB

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