La Procura di Milano ha disposto il controllo giudiziario per Deliveroo Italy srl nell’ambito di un’indagine per presunto caporalato sui rider, dopo un analogo provvedimento che nei giorni scorsi aveva riguardato il caso Glovo.
Il provvedimento, firmato dal pm Paolo Storari e ora al vaglio del gip, ipotizza lo sfruttamento di migliaia di ciclofattorini, tra i 3.000 attivi nell’area milanese e fino a 20.000 su scala nazionale. La società e il suo amministratore unico risultano indagati.
Sfruttamento e paghe sotto la soglia di povertà
Secondo l’accusa, ai rider sarebbero state corrisposte retribuzioni in alcuni casi inferiori fino al 90% rispetto alla soglia di povertà e ai livelli previsti dalla contrattazione collettiva.
Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, descrivono un sistema di gestione definito “perpetrato da anni”, con compensi medi compresi tra 3 e 4 euro a consegna. Alcuni rider avrebbero lavorato fino a 9-10 ore al giorno per sei giorni a settimana, sostenendo costi operativi annuali stimati in circa 1.000 euro.
Il controllo giudiziario prevede la nomina di un amministratore con il compito di regolarizzare le posizioni lavorative.
Gestione algoritmica e controllo digitale
Al centro dell’indagine vi è la gestione algoritmica della prestazione lavorativa. Dalle testimonianze raccolte emerge che l’assegnazione degli ordini, la valutazione delle performance e le eventuali penalizzazioni sarebbero state determinate attraverso il sistema digitale della piattaforma.
I rider riferiscono di un monitoraggio costante tramite GPS e di meccanismi automatici di penalizzazione per assenze o cancellazioni. Resta oggetto di approfondimento investigativo la modalità con cui vengono elaborati i dati per assegnare gli ordini e calcolare i compensi.
Documenti richiesti anche a grandi catene
Nell’ambito dell’inchiesta, la Procura di Milano ha disposto l’acquisizione di documentazione presso sette società in rapporti contrattuali con Deliveroo, tra cui McDonald’s Italia, Burger King Restaurants Italia ed Esselunga.
Le richieste riguardano modelli organizzativi e sistemi di controllo interno. Al momento, le società non risultano indagate.
Le testimonianze dei rider
Dalle deposizioni emerge un quadro di forte pressione economica e lavorativa. Alcuni lavoratori hanno dichiarato di operare sette giorni su sette, con compensi insufficienti a garantire un reddito dignitoso. Diversi rider hanno riferito di non potersi permettere di rifiutare consegne per mantenere le proprie famiglie.
Secondo quanto riportato negli atti, l’accesso al lavoro avviene tramite log-in alla piattaforma e l’intera prestazione sarebbe regolata dall’algoritmo, che incide su produttività, continuità e priorità di assegnazione degli ordini.
Un filone investigativo più ampio
L’indagine su Deliveroo si inserisce in un filone più ampio avviato dalla Procura di Milano che coinvolge settori quali logistica, trasporti, moda e vigilanza privata, con l’obiettivo di contrastare fenomeni di sfruttamento lavorativo e caporalato.
Il caso potrebbe avere ripercussioni rilevanti sull’organizzazione del lavoro nelle piattaforme di delivery e sul modello di gestione dei rider formalmente inquadrati come lavoratori autonomi.
Fonte: Ansa












