Il biometano per autotrazione è a tutti gli effetti un carburante, ma il recente Decreto Carburanti sembra ignorarlo. Il provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 marzo 2026, introduce una riduzione delle accise su benzina, gasolio e GPL, lasciando però escluso il comparto del biometano.
Una scelta che solleva forti perplessità nel settore del trasporto e della logistica, soprattutto in un contesto di forte aumento dei prezzi energetici.
Decreto Carburanti: riduzione accise ma non per tutti
Il Decreto Carburanti 2026 nasce con l’obiettivo di contenere l’aumento dei prezzi al pubblico di benzina, gasolio e GPL, conseguente alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente.
L’escalation, legata agli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele in Iran e alle successive ritorsioni iraniane, ha infatti avuto un impatto diretto sui mercati energetici.
Tuttavia, tra le misure adottate, sorprende l’inclusione del GPL – che ha registrato variazioni minime di prezzo – e l’esclusione totale del biometano per autotrazione.
Biometano escluso: una scelta che penalizza famiglie e imprese
L’assenza di interventi sul biometano autotrazione, sia nella forma gassosa sia liquida (GNL), rappresenta una criticità rilevante per il settore.
Oggi circa un milione di famiglie italiane utilizza veicoli alimentati a biometano, mentre molte imprese di autotrasporto hanno investito in mezzi a GNL per ridurre le emissioni e migliorare la sostenibilità.
Nonostante ciò, il comparto è stato completamente escluso dalle misure di sostegno.
Prezzo del gas in aumento: impatti sul biometano
Il costo della materia prima gas ha registrato un forte incremento, passando da 35,1 €/MWh a 62,6 €/MWh, come evidenziato dai dati ARERA.
Questo aumento ha costretto gli operatori del settore ad adeguare i prezzi al pubblico del biometano per autotrazione, replicando quanto avvenuto per benzina e gasolio.
Le conseguenze sono particolarmente pesanti per il trasporto pesante alimentato a GNL, dove gli effetti dei rincari rischiano di essere ancora più impattanti nei prossimi mesi.
Trasporto pesante: disparità rispetto al gasolio
Nel settore dell’autotrasporto emerge una evidente disparità: per il gasolio è stato introdotto un credito d’imposta specifico, mentre per il GNL – derivato dal biometano – non è prevista alcuna misura analoga.
Questa differenza penalizza le aziende che hanno scelto soluzioni più sostenibili, investendo in tecnologie capaci di ridurre drasticamente le emissioni di CO2 e azzerare il particolato.
Biometano: soluzione già in linea con gli obiettivi UE
Il biometano autotrazione rappresenta un’eccellenza italiana e uno dei pochi settori che, già dalla fine del 2024, ha completamente sostituito il carburante fossile, azzerando le emissioni di CO2.
Un risultato perfettamente in linea con gli obiettivi europei di decarbonizzazione al 2050, che rende ancora più incomprensibile la sua esclusione dal Decreto Carburanti.
Appello al Governo: servono interventi urgenti
Alla luce di questa situazione, il settore del biometano per autotrazione rivolge un appello al Governo e alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni affinché vengano adottate misure urgenti per ristabilire equità fiscale e condizioni di mercato corrette.
Le richieste principali sono:
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annullamento dell’IVA per lo stesso periodo di riduzione delle accise;
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introduzione di un credito d’imposta per il biometano, analogo a quello previsto per il gasolio.
Settore biometano: rischio penalizzazione per una filiera virtuosa
Senza interventi immediati, il rischio è quello di penalizzare una filiera strategica per l’economia italiana, capace di generare investimenti, occupazione e benefici ambientali concreti.
Il biometano per autotrazione rappresenta infatti una leva fondamentale per la transizione energetica nel trasporto merci e nella logistica sostenibile.
Fonte: FEDERMETANO












