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Autotrasporto siciliano: fermo ad aprile per costi e carburante

Nel trasporto merci su strada cresce la protesta in Sicilia: stop annunciato nei porti contro rincari, ETS e costi di imbarco.

Nel settore del trasporto merci su strada, cresce la tensione in Sicilia dove è stato proclamato un fermo dell’autotrasporto per metà aprile 2026. La mobilitazione, promossa dal Comitato Trasportatori Siciliani, nasce in risposta all’aumento dei costi di imbarco marittimo e del carburante, elementi che stanno mettendo sotto pressione l’intero comparto logistico.

Il fermo è previsto per martedì 14 aprile e coinvolgerà i principali porti dell’isola: Catania, Palermo, Messina e Termini Imerese. L’interruzione delle attività di carico e scarico dei semirimorchi rischia di avere ripercussioni immediate sulla filiera.

Costi in aumento e sostenibilità a rischio

Alla base della protesta vi è un incremento significativo dei costi operativi. Il rincaro del gasolio ha determinato un aumento diretto delle tariffe di traghettamento, rendendo sempre più difficile la sostenibilità economica delle imprese.

Le aziende denunciano una situazione ormai critica, in cui operare in perdita non è più possibile. La riduzione dei costi nel trasporto merci diventa quindi una priorità non più rinviabile, soprattutto in un contesto caratterizzato da instabilità internazionale e pressione sui prezzi energetici.

Secondo il Comitato, la decisione di fermarsi è maturata dopo l’assenza di risposte concrete da parte delle istituzioni e la mancata apertura di un tavolo di confronto con il Governo.

Rischi per la grande distribuzione e la filiera

Le conseguenze del fermo potrebbero manifestarsi rapidamente lungo tutta la catena logistica. La Sicilia, fortemente dipendente dai flussi marittimi, rischia di subire effetti diretti sulla distribuzione delle merci.

Nel giro di pochi giorni, la mancanza di rifornimenti regolari potrebbe causare carenze nei supermercati, evidenziando la fragilità del sistema e la centralità del trasporto merci su strada per la continuità delle forniture.

Sea Modal Shift ed ETS: le richieste del settore

Tra le principali richieste avanzate dagli operatori figura la necessità di chiarimenti sul Sea Modal Shift, incentivo fondamentale per il trasporto intermodale marittimo.

Le imprese chiedono:

  • trasparenza nei criteri di calcolo ed erogazione
  • utilizzo delle risorse ETS a sostegno del settore
  • certezze sulla proroga della misura oltre il 2027

A queste criticità si aggiunge l’introduzione dell’ETS2 prevista dal 2028, che potrebbe incidere ulteriormente sui costi operativi. In questo scenario, la riduzione dei costi nel trasporto merci rappresenta una leva indispensabile per garantire la sopravvivenza delle aziende.

Carburante e criticità operative anche nel Nord Italia

Le difficoltà non riguardano solo la Sicilia. Segnalazioni recenti evidenziano problematiche anche lungo la rete autostradale del Nord Italia.

In particolare, l’associazione Trasportounito ha riportato limitazioni al rifornimento per i mezzi pesanti presso alcune aree di servizio, come la stazione Plose Ovest sull’autostrada del Brennero.

Secondo il segretario generale Maurizio Longo, si tratta di situazioni che aggravano ulteriormente le difficoltà del settore, già sotto pressione per l’aumento dei costi e la mancanza di interventi strutturali.

Un settore strategico senza risposte strutturali

Il quadro complessivo evidenzia una fase critica per l’intero comparto. Il trasporto merci su strada continua a rappresentare un elemento centrale per l’economia nazionale, ma sconta una carenza di visione strategica e interventi concreti.

L’assenza di misure strutturali, unita all’aumento dei costi energetici e alle incertezze normative, rischia di compromettere ulteriormente la stabilità della filiera logistica.

Il fermo dell’autotrasporto siciliano si inserisce quindi in un contesto più ampio di difficoltà, che richiede risposte rapide e coordinate a livello nazionale ed europeo.

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