La recente survey sulla carenza conducenti autotrasporto, promossa dal Comitato Centrale per l’Albo nazionale degli Autotrasportatori e presentata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) nel luglio 2026, fotografa un settore sempre più in difficoltà. I dati confermano una situazione strutturale che coinvolge direttamente il sistema del trasporto merci, della logistica e dell’intera filiera produttiva italiana.
Secondo la rilevazione, l’88,2% delle imprese di autotrasporto dichiara di aver avuto difficoltà nel reperire conducenti negli ultimi dodici mesi. Le conseguenze sono già evidenti: il 34% delle aziende segnala una riduzione della capacità operativa, mentre il 27% è stato costretto a rinunciare a commesse.
Dal lato dei conducenti emerge uno scenario altrettanto significativo: l’84% ritiene di poter trovare un nuovo impiego in meno di un mese e il 57% ha ricevuto almeno tre offerte di lavoro negli ultimi due anni. Si tratta della conferma di un mercato del lavoro caratterizzato da una domanda superiore all’offerta, con effetti che incidono direttamente sulla competitività dell’autotrasporto italiano.
Il problema non è la formazione ma l’attrattività della professione
Il dato forse più importante della survey riguarda la formazione. Le autoscuole coinvolte nell’indagine dichiarano infatti di avere la capacità di formare un numero di candidati superiore rispetto agli iscritti attuali.
Il vero ostacolo è quindi l’attrattività della professione. Il 93% delle imprese e l’85% dei conducenti giudicano il mestiere poco o per nulla attrattivo. Tra le principali criticità emergono:
- condizioni economiche (24%);
- orari e carichi di lavoro (23%);
- stress e responsabilità (20%).
Questi fattori rappresentano quasi due terzi delle motivazioni indicate dagli autisti e dimostrano come la carenza conducenti autotrasporto non sia un problema di accesso alla professione, ma di sostenibilità delle condizioni lavorative nel lungo periodo.
Incentivi utili, ma non sufficienti
Continuare a puntare esclusivamente sugli incentivi destinati all’ingresso nella professione rappresenta certamente un sostegno importante, ma non risolve il problema alla radice.
Se un giovane entra oggi nel settore trovando le stesse condizioni che hanno portato il 54% dei conducenti a sconsigliare questa professione, il fenomeno continuerà inevitabilmente a ripetersi.
Margini ridotti e difficoltà ad aumentare le retribuzioni
Occorre affrontare con chiarezza un tema spesso poco discusso.
Le condizioni economiche offerte agli autisti sono strettamente legate alla redditività delle imprese di autotrasporto. Secondo le stime diffuse tra gli operatori del settore, la marginalità aziendale oscilla mediamente tra l’1% e il 3% del fatturato.
Non si tratta quindi di una mancanza di volontà nell’investire sul personale, ma di un limite strutturale determinato dalle modalità con cui viene remunerato il servizio di trasporto merci lungo tutta la filiera.
Incrementare le retribuzioni senza intervenire sulla distribuzione del valore economico rischierebbe di compromettere ulteriormente la tenuta delle imprese, con possibili chiusure aziendali e una riduzione dell’offerta di servizi di trasporto.
Le proposte per rilanciare il settore
Per affrontare in modo concreto il problema servono misure coordinate che coinvolgano istituzioni, imprese e committenza.
Tra le principali proposte evidenziate figurano:
- sostegni strutturali per l’accesso alla professione;
- riorganizzazione del lavoro, riducendo i tempi di attesa durante le operazioni di carico e scarico;
- investimenti in infrastrutture e aree di sosta sicure;
- aggiornamento delle norme del Codice della Strada e valorizzazione della professione;
- decontribuzione mirata per sostenere la competitività delle imprese;
- maggiore riconoscimento economico del servizio di trasporto da parte della committenza.
Proprio quest’ultimo rappresenta uno degli aspetti più strategici: se il trasporto merci continuerà a essere acquistato esclusivamente al prezzo più basso, le imprese non disporranno delle risorse necessarie per migliorare in modo stabile le condizioni di lavoro dei conducenti.
Il commento di Alessandro Peron
“I dati della survey confermano quello che le imprese di autotrasporto vivono ogni giorno: non è mancanza di volontà a trattenere i propri conducenti, ma mancanza di margini per farlo.
Prima di parlare di aumenti salariali bisogna affrontare il tema del valore economico riconosciuto al servizio di trasporto. Come FIAP continueremo a chiedere, a tutti i livelli istituzionali, interventi fiscali, infrastrutturali, normativi e di filiera che consentano alle imprese di offrire un lavoro sempre più dignitoso e competitivo.
La dignità di chi guida e la competitività del Paese rappresentano la stessa sfida. L’Italia può scegliere se affrontare oggi, con misure strutturali, il tema della sostenibilità del trasporto merci oppure rischiare domani di non trovare più i conducenti necessari a garantire la continuità della logistica nazionale.”
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