La logistica a temperatura controllata rappresenta oggi uno dei segmenti più complessi della logistica urbana. La crescita delle consegne di prodotti alimentari freschi, surgelati e farmaceutici sta aumentando il peso operativo dell’ultimo miglio refrigerato, proprio nella fase più critica della filiera, dove si concentrano congestione, difficoltà di accesso e vincoli normativi.
Non a caso, a livello europeo, la city logistics continua a essere considerata un nodo centrale nelle strategie per la mobilità sostenibile.
Impatto ambientale del cold last mile
Il trasporto merci urbano ha un impatto ambientale rilevante e spesso sottovalutato. Le analisi europee indicano che l’urban freight è responsabile di circa un quarto delle emissioni di CO₂ legate al trasporto urbano e di una quota significativa degli altri inquinanti.
Nel caso dell’ultimo miglio a temperatura controllata, questo impatto risulta ancora più evidente, perché la distribuzione si basa su consegne frammentate, soste frequenti e percorsi urbani poco lineari. La gestione della catena del freddo amplifica quindi le criticità tipiche della logistica urbana, aumentando il fabbisogno energetico e la complessità operativa.
Consumi energetici e trasporto refrigerato
Nel trasporto refrigerato urbano, il tema energetico assume un ruolo centrale. L’utilizzo delle unità frigorifere incide in modo significativo sui consumi, poiché il mantenimento della temperatura deve essere garantito in modo continuo durante tutto il ciclo di consegna.
Questo significa che il consumo energetico non dipende soltanto dal traffico o dal veicolo, ma anche dalla gestione operativa delle consegne, dalle aperture dei vani di carico e dalla frequenza delle fermate. Il risultato è un incremento dei costi energetici e dell’impatto ambientale rispetto alla distribuzione tradizionale.
Organizzazione dei flussi e logistica sostenibile
Per migliorare la sostenibilità del cold last mile, non è sufficiente intervenire sulla tecnologia dei mezzi. Diventa fondamentale ripensare l’organizzazione della logistica urbana sostenibile, agendo a monte sui flussi.
Una migliore pianificazione delle consegne, il consolidamento dei carichi e l’integrazione con piattaforme logistiche periferiche consentono di ridurre percorrenze inutili e tempi di inattività. Nel caso della catena del freddo, ogni inefficienza si traduce infatti in un aumento diretto dei consumi energetici e in un maggiore rischio operativo, rendendo ancora più urgente l’ottimizzazione dei processi.
Elettrificazione e veicoli refrigerati
Un ulteriore fronte di sviluppo riguarda l’elettrificazione dei veicoli commerciali. In Italia, secondo Motus-E, il mercato dei veicoli commerciali leggeri elettrici è ancora limitato ma in crescita, segnalando una transizione già avviata.
Per la logistica del freddo, il passaggio all’elettrico è più complesso rispetto al delivery standard, a causa delle esigenze energetiche legate alla refrigerazione. Tuttavia, rappresenta una direzione strategica, soprattutto nelle aree urbane soggette a restrizioni sempre più stringenti sulle emissioni.
Verso un nuovo modello di logistica urbana
Il cold last mile non può più essere considerato una semplice estensione della distribuzione tradizionale. Si tratta di un segmento con caratteristiche specifiche, costi energetici elevati e una forte incidenza sull’ambiente urbano.
Per gli operatori logistici, questo implica la necessità di integrare mezzi, dati e infrastrutture in modo più efficiente. Per le amministrazioni, invece, la sfida è sviluppare modelli di city logistics capaci di coniugare sostenibilità, efficienza e continuità dei servizi essenziali.
La sostenibilità dell’ultimo miglio a temperatura controllata dipenderà sempre più dalla capacità di coordinare tecnologia, organizzazione dei flussi e governance urbana in un sistema logistico integrato.










