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Porti e decarbonizzazione: regole UE e infrastrutture

Approfondimento a cura di Irina Di Ruocco, PhD, Università degli Studi di Trieste.

La decarbonizzazione dei porti non è più una prospettiva di medio termine, ma una condizione operativa già pienamente in atto. Il trasporto marittimo, pur rimanendo tra i sistemi più efficienti per unità trasportata, continua a incidere in modo significativo sulle emissioni globali. Secondo la Commissione europea, nel 2018 lo shipping ha generato oltre 1.000 milioni di tonnellate di CO₂, pari a circa il 2,9% delle emissioni globali e al 13% di quelle del settore trasporti dell’Unione europea.

ETS e FuelEU Maritime: il nuovo quadro normativo

Il percorso di decarbonizzazione del trasporto marittimo è oggi guidato da un quadro regolatorio sempre più definito. Dal gennaio 2024, il sistema ETS è stato esteso alle grandi navi che scalano i porti europei, introducendo un meccanismo progressivo che porterà entro il 2027 alla copertura totale delle emissioni monitorate.

A questa misura si affianca FuelEU Maritime, in vigore dal 2025, che interviene direttamente sull’intensità energetica dei combustibili utilizzati a bordo. La riduzione richiesta cresce nel tempo fino a raggiungere obiettivi molto ambiziosi al 2050, segnando un cambiamento strutturale non solo nelle tecnologie adottate, ma anche nelle strategie operative delle compagnie marittime e nei modelli di approvvigionamento energetico.

Il ruolo dei porti nella transizione energetica

In questo scenario, i porti assumono un ruolo centrale nella transizione energetica del sistema portuale. Una delle leve principali è rappresentata dall’onshore power supply (OPS), che consente alle navi di spegnere i generatori di bordo durante la sosta in banchina e di collegarsi alla rete elettrica terrestre.

La regolazione europea prevede che, a partire dal 2030, questo sistema venga adottato in modo sistematico nei principali porti UE per alcune tipologie di navi. L’obiettivo è ridurre le emissioni locali e migliorare la qualità dell’aria nelle aree portuali, con benefici diretti anche per i contesti urbani circostanti.

Italia: dagli investimenti alla politica industriale

Per l’Italia, la decarbonizzazione dei porti è già entrata in una fase concreta di sviluppo. L’approvazione, nel 2024, di un piano di finanziamento da parte della Commissione europea per incentivare l’utilizzo della shore-side electricity rappresenta un passaggio decisivo.

Non si tratta più di progetti pilota o sperimentazioni, ma di interventi inseriti in una strategia più ampia che collega sostenibilità ambientale, competitività e sviluppo del sistema portuale nazionale.

Digitalizzazione e processi: il fattore chiave

Ridurre le emissioni nei porti non significa soltanto investire in infrastrutture energetiche. Una parte rilevante dell’impatto ambientale è legata all’organizzazione dei processi e alle inefficienze operative, come i tempi di attesa, la congestione e la scarsa integrazione tra i diversi attori della filiera.

Per questo, la digitalizzazione dei porti rappresenta una leva decisiva. Una gestione più efficiente dei dati e una maggiore integrazione tra porto, terminal e hinterland permettono di ottimizzare i flussi logistici, ridurre gli sprechi e migliorare l’utilizzo delle risorse disponibili.

In questa prospettiva, la competitività futura dei porti europei si giocherà sempre più sulla capacità di integrare infrastrutture, energia e processi in un sistema coerente ed efficiente.

 

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