Da puro centro di costo da comprimere attraverso negoziazioni aggressive, la logistica sta cambiando ruolo all’interno delle aziende. Oggi esprime il suo massimo potenziale quando diventa parte integrante della strategia aziendale. In questo contesto, la logistica collaborativa si afferma come modello evoluto capace di coniugare competitività, efficienza e continuità della supply chain.
L’instabilità politica ed economica, la fragilità dei modelli di business globali e le nuove normative sui contratti di lavoro e sulla gestione degli appalti stanno spingendo aziende committenti e fornitori di servizi logistici a ridefinire profondamente le proprie relazioni. Nei contratti di servizio, le logiche di puro prezzo lasciano spazio a riflessioni più ampie su compliance, sostenibilità economica e creazione di valore condiviso.
I dati dell’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano
La conferma di questo cambiamento arriva dall’ultimo Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” del Politecnico di Milano, che ha analizzato circa 14.000 contratti di fornitura di servizi logistici. Il campione comprende:
- 12.500 contratti di trasporto
- 750 contratti di magazzino
- 800 contratti di strategic outsourcing
L’analisi evidenzia una crescente propensione alla trasparenza contrattuale e alla condivisione del rischio tra committenti e operatori di contract logistics. In particolare, la committenza appare più disponibile ad accettare tariffe dinamiche pur di consolidare il rapporto con fornitori strategici e tutelare la stabilità della supply chain.
In ottica di proteggere il business grazie a relazioni più solide e durature anche i contratti di fornitura si allungano negli anni fin all’indeterminato, come nel caso del recente accordo tra Carraro Group e BCube. Il noto produttore di trattori e la multinazionale specializzata in logistica integrata hanno infatti recentemente siglato quello che è probabilmente il primo contratto di fornitura logistica senza data di scadenza.
Contratti logistici più indicizzati e trasparenti
Un primo segnale concreto di questa evoluzione è l’aumento degli elementi indicizzati nei contratti logistici. Il 74% dei contratti di trasporto e il 68% dei contratti di magazzino prevede oggi meccanismi di indicizzazione, accompagnati da una maggiore accuratezza nelle modalità di calcolo delle percentuali e nelle frequenze di aggiornamento (rispettivamente nel 52% e nel 68% dei contratti).
Nei contratti di trasporto, l’adeguamento del costo del carburante è ormai prassi consolidata e riguarda il 96% dei casi. Più rilevante è invece l’attenzione crescente al costo della manodopera:
- il 79% dei contratti di magazzino e il 70% dei contratti di trasporto includono adeguamenti ISTAT
- i minimi salariali previsti dal CCNL sono recepiti nel 74% dei contratti di magazzino, ma solo nel 39% di quelli di trasporto
Questi dati mostrano come la logistica collaborativa si traduca in un approccio più realistico e sostenibile alla definizione delle tariffe.
Verso una reale reciprocità contrattuale
La necessità di garantire la sostenibilità economica delle commesse, la continuità operativa e la genuinità degli appalti porta la gestione dei rischi al centro della relazione tra committente e fornitore logistico. Per la prima volta emerge un equilibrio più marcato nelle clausole di tutela contrattuale.
Non è più solo il committente a tutelarsi: il 57% dei fornitori ottiene la possibilità di recedere dal contratto in caso di inadempienze del cliente, contro il 63% dei committenti. Un segnale chiaro di maggiore reciprocità nei contratti di outsourcing logistico.
Aumentano inoltre gli strumenti di tutela:
- polizze assicurative presenti nel 46% dei contratti
- fideiussioni a carico del fornitore nel 41%
- regolamentazione chiara delle attività e dell’utilizzo degli asset nell’86% dei casi
- formalizzazione della condivisione e dell’aggiornamento periodico della documentazione richiesta al fornitore nell’81% dei contratti
La richiesta di trasparenza si estende sempre più spesso anche all’intera catena di subfornitura (84%), anche in funzione delle esigenze di rendicontazione.
Condivisione dei dati e pratiche di miglioramento continuo
La crescente collaborazione tra le parti è confermata anche dalla più ampia condivisione dei dati, prevista nel 77% dei contratti. Le informazioni riguardano non solo i volumi da movimentare, ma anche:
- disponibilità di spazi, mezzi e personale
- prestazioni ambientali
- capacità operative del fornitore
Nel dettaglio, i volumi sono condivisi nell’86% dei contratti di magazzino e nel 67% di quelli di trasporto. La disponibilità di risorse operative riguarda il 73% dei contratti di magazzino e il 40% di quelli di trasporto.
Il 59% dei contratti prevede inoltre la formalizzazione di pratiche di miglioramento continuo, che non si limitano alla riduzione dei costi ma puntano al miglioramento del livello di servizio e alla creazione di valore condiviso lungo la supply chain.
Filiera corta, integrazione verticale e stabilità
L’Osservatorio Contract Logistics evidenzia infine un fenomeno di integrazione verticale. La quota di esternalizzazione è scesa dal 71,9% al 68,9%, mentre i principali operatori logistici hanno aumentato il numero di dipendenti diretti da 30.700 a 34.600 in un solo anno.
L’accorciamento della filiera risponde sia alla carenza di manodopera sia alla crescente esigenza di compliance normativa. Relazioni contrattuali più dirette tra committente e fornitore favoriscono infatti contesti lavorativi legali, trasparenti e stabili.
Accettando contratti indicizzati, la committenza riconosce implicitamente che un operatore logistico con personale diretto e formato rappresenta un partner più affidabile rispetto a modelli basati su sub-appalti frammentati e opachi.











