La Conferenza Unificata ha espresso parere favorevole al disegno di legge sul riordino della governance portuale, intitolato “Riordino della legge 28 gennaio 1994, n. 84, in materia di governance portuale e rilancio degli investimenti in infrastrutture strategiche di trasporto marittimo di interesse generale”.
In precedenza, anche la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome aveva approvato il provvedimento a maggioranza. Hanno espresso voto contrario le Regioni Campania, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia e Sardegna.
Le richieste delle Regioni sulla riforma
Pur esprimendo un parere favorevole, le Regioni hanno subordinato il proprio assenso all’accoglimento di una serie di emendamenti condivisi durante il confronto con il viceministro Edoardo Rixi e i tecnici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
Tra le principali richieste figurano:
- mantenere alle Autorità di Sistema Portuale la competenza sulla manutenzione straordinaria;
- rafforzare il coinvolgimento dei territori nella programmazione delle risorse;
- rivedere la composizione degli organi di vigilanza e gestione;
- valorizzare il ruolo delle Regioni cosiddette “retroportuali”, prive di sbocchi sul mare, garantendo loro una rappresentanza nel Comitato di gestione.
Secondo la Conferenza delle Regioni, resta infatti la preoccupazione che la riforma possa determinare un’eccessiva centralizzazione della governance portuale, riducendo l’autonomia delle Autorità di Sistema Portuale.
Rixi: “Una riforma costruita con i territori”
Il viceministro Edoardo Rixi ha accolto con favore il parere positivo della Conferenza Unificata, definendolo un passaggio importante nel percorso di riforma.
Secondo Rixi, il confronto con Regioni, Province e Comuni ha contribuito a rafforzare il ruolo dei territori nelle decisioni strategiche sullo sviluppo dei porti italiani.
L’obiettivo del disegno di legge è rendere il sistema portuale nazionale più efficiente, migliorare la capacità decisionale, favorire una programmazione di lungo periodo e accelerare gli investimenti nelle infrastrutture strategiche del trasporto marittimo.
Obiettivo: porti più competitivi e investimenti più rapidi
Il percorso istituzionale della riforma proseguirà nelle prossime fasi con l’obiettivo di arrivare a un testo condiviso che sappia coniugare l’autonomia delle Autorità di Sistema Portuale con una governance più moderna ed efficiente.
La riforma punta inoltre a sostenere la competitività dei porti italiani nel contesto europeo e internazionale, favorendo nuovi investimenti nelle infrastrutture portuali e rafforzando il ruolo della logistica marittima e dell’intermodalità a servizio della filiera del trasporto merci.
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