Con l’entrata in vigore del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), il sistema europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere, le aziende importatrici si stanno confrontando con criticità operative sempre più concrete.
Nell’attività quotidiana di Customs Support Group, emergono infatti errori ricorrenti che possono tradursi in costi aggiuntivi, rischi di non conformità e aumento degli oneri amministrativi. Il CBAM, pilastro dell’UE Green Deal, non è più solo un esercizio di reportistica, ma una componente che incide direttamente sui processi doganali, finanziari e di supply chain.
Il nuovo scenario per le importazioni UE
Il Carbon Border Adjustment Mechanism nasce per garantire che le merci importate, come acciaio, alluminio, cemento e fertilizzanti, sostengano costi legati alle emissioni comparabili a quelli dei prodotti europei.
Dopo la fase transitoria, dal 2026 le emissioni dovranno essere obbligatoriamente attribuite alle merci importate. Questo passaggio segna un cambio di paradigma: il CBAM entra a pieno titolo tra i fattori che influenzano i costi di approvvigionamento e le strategie aziendali.
Inoltre, le imprese che superano determinate soglie di importazione devono ottenere lo status di dichiarante autorizzato per garantire continuità operativa e conformità normativa, evitando interruzioni nelle importazioni verso l’UE.
CBAM e impatto sui costi aziendali
A partire dal 2027, le aziende saranno chiamate ad acquistare e gestire i certificati CBAM relativi alle emissioni incorporate nelle merci importate. Questo introduce un impatto finanziario diretto: eventuali errori nella raccolta dei dati o nella gestione dei processi possono tradursi immediatamente in costi più elevati.
Il CBAM diventa quindi una variabile economica concreta, in grado di incidere sui margini e sulle politiche di prezzo, oltre che sulle scelte di sourcing internazionale.
Dove nascono gli errori operativi
Secondo John Wegman, il CBAM sta trasformandosi rapidamente in uno strumento di controllo operativo. Le criticità più frequenti non derivano tanto dalla complessità normativa, quanto dalla difficoltà di integrazione nei processi aziendali.
Molte imprese continuano a trattare il CBAM come un adempimento isolato, senza una governance strutturata e senza un coordinamento tra funzioni come dogana, procurement, sostenibilità e finanza. Questo approccio frammentato aumenta il rischio di incoerenze nei dati, ritardi e costi aggiuntivi.
Classificazione e dati: il nodo della conformità
Un altro elemento critico riguarda la corretta classificazione doganale delle merci. La determinazione dei codici tariffari è fondamentale per stabilire l’applicabilità del CBAM e il relativo impatto economico.
Errori o valutazioni superficiali possono portare a dichiarazioni non corrette e a successive attività di revisione, con conseguente aumento degli oneri operativi. Allo stesso modo, la mancanza di dati affidabili sulle emissioni lungo la supply chain rappresenta uno dei principali fattori di rischio per le aziende importatrici.
Autorizzazioni e tempistiche: un passaggio critico
Il rispetto delle scadenze per ottenere lo status di dichiarante CBAM autorizzato è un altro aspetto cruciale. Le aziende che non hanno completato tempestivamente questo passaggio si espongono a ritardi operativi, sanzioni e, nei casi più complessi, al rischio di blocco temporaneo delle importazioni.
Il CBAM introduce quindi un nuovo livello di attenzione nella gestione delle tempistiche doganali e nella pianificazione delle attività di importazione.
Impatto finanziario e rischi di sottovalutazione
Uno degli errori più diffusi è la mancata valutazione preventiva dell’impatto economico del Carbon Border Adjustment Mechanism. Nonostante la disponibilità di benchmark e valori di riferimento, molte aziende non hanno ancora stimato la propria esposizione.
Questo può generare costi inattesi, riduzione dei margini e difficoltà nella definizione delle strategie di prezzo, soprattutto nei settori più esposti alle importazioni di materiali ad alta intensità di carbonio.
Sanzioni e conseguenze operative
Dichiarazioni incomplete o errate nell’ambito del CBAM possono comportare conseguenze rilevanti. Oltre alle sanzioni finanziarie, le imprese rischiano un aumento dei controlli, ritardi nelle operazioni e un aggravio continuo degli oneri amministrativi.
Il meccanismo deve quindi essere gestito come un processo continuo e strutturato, basato su controlli regolari e integrazione dei dati, piuttosto che come un adempimento occasionale.
Un caso concreto: quando il CBAM emerge troppo tardi
Un caso tipico evidenzia come i rischi del CBAM possano emergere improvvisamente. Un importatore europeo di componenti in acciaio entra nella fase definitiva senza aver valutato l’impatto economico né coinvolto i fornitori.
Solo al momento della dichiarazione emerge che le merci rientrano nel perimetro CBAM. In assenza di dati sulle emissioni, l’azienda è costretta a utilizzare valori di default, con un conseguente aumento dei costi e la necessità di riorganizzare rapidamente la supply chain e le politiche commerciali.
CBAM: una sfida strutturale per le imprese
Il Carbon Border Adjustment Mechanism si configura come un vero stress test per i processi aziendali. La sua efficacia e il suo impatto non dipendono solo dalle regole, ma soprattutto dalla capacità delle imprese di integrarlo nei propri sistemi operativi.
Le aziende importatrici hanno oggi l’opportunità di rafforzare competenze, processi e strumenti, anche attraverso iniziative formative come i webinar tecnici organizzati da Customs Support Group, per affrontare in modo strutturato le nuove dinamiche del commercio internazionale.











