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Stretto di Hormuz, Grimaldi (ALIS): “30 mila marittimi bloccati”

Da LetExpo 2026 l’allarme di ALIS sulla sicurezza dei marittimi bloccati e sui rischi per logistica, traffico marittimo e approvvigionamenti energetici.

“C’è grande preoccupazione per i circa 30 mila marittimi bloccati nello Stretto di Hormuz, molti dei quali italiani, costretti a restare a bordo delle proprie imbarcazioni in condizioni sempre più difficili e precarie”.

Lo dichiara Guido Grimaldi, presidente di ALIS, intervenendo a margine di LetExpo 2026 in corso a Verona.

Secondo ALIS, la situazione nello Stretto di Hormuz rappresenta una grave emergenza per il trasporto marittimo internazionale e per la sicurezza dei lavoratori del mare.

“Serve un intervento immediato per garantire sicurezza ai marittimi”

“L’allarme che ALIS lancia da LetExpo riguarda innanzitutto la sicurezza di questi lavoratori del mare: l’Italia deve intervenire subito per mettere in sicurezza i marittimi bloccati sulle navi e le stesse imbarcazioni”, ha dichiarato Grimaldi.

Rischi per logistica e traffico marittimo internazionale

Prima della crisi, dallo Stretto di Hormuz transitavano mediamente 125 navi al giorno.

Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei passaggi strategici più importanti per il commercio mondiale: attraverso questo corridoio marittimo transita una quota rilevante del traffico energetico globale, inclusi petrolio e gas destinati ai mercati europei e asiatici.

La chiusura di questo passaggio strategico potrebbe generare effetti rilevanti sul trasporto marittimo, sulla logistica globale e sul commercio internazionale.

“Il rischio è quello di bloccare il settore della logistica e l’intero comparto produttivo che dipende dal flusso delle merci”, ha sottolineato il presidente di ALIS.

Impatti sui porti italiani e sull’approvvigionamento energetico

“Non va dimenticato che il 40% delle merci del Mediterraneo passa dai porti italiani e da qui raggiunge gran parte dei Paesi europei”, ha ricordato Grimaldi.

Una crisi prolungata nello Stretto di Hormuz potrebbe quindi mettere a rischio:

  • i flussi commerciali nel Mediterraneo

  • la logistica internazionale

  • l’approvvigionamento di gas e petrolio

Per questo motivo eventuali tensioni o blocchi nello Stretto di Hormuz possono avere ripercussioni immediate sulla logistica internazionale, sui costi del trasporto marittimo e sui prezzi dell’energia.

“Una crisi prolungata – conclude Grimaldi – potrebbe mettere seriamente a rischio anche l’approvvigionamento di gas e petrolio e determinare un aumento significativo dei premi assicurativi per il trasporto marittimo”.

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