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24 Apr 2020
“Un disastro: siamo rimasti attivi, garantendo l’approvvigionamento del Paese in queste settimane difficili, ma con il crollo dei volumi di lavoro e il ritardo dei pagamenti da parte delle imprese si rischia la distruzione della filiera della logistica, un sistema che rappresenta il 9 per cento del Pil italiano e mobilita 1,5 milioni di posti di lavoro diretti e 1 milione di attivi indiretti nell’indotto nelle 95mila aziende attive. E secondo stime affidabili, in autunno si rischia di bruciare 300mila impieghi”. Questo è il grido di dolore lanciato da Ivano Russo, direttore generale di Confetra, la Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica. Che chiede al governo provvedimenti immediati per evitare il collasso del sistema dei trasporti di merci, con conseguenze gravissime per il Paese.
La fotografia della situazione è impietosa per un settore di cui si parla poco, ma che ha garantito durante l’emergenza in rifornimenti ai supermercati e molto altro. Nel complesso, spiega Russo, i volumi dell’attività nei mesi di marzo e aprile si sono ridotti del 40%, con punte inferiori nella portuali (-20%, ma il peggio deve arrivare) e picchi nel rifornimento degli esercizi commerciali (-65%, al netto dell’ecommerce), del trasporto ferroviario (-40%), delle spedizioni internazionali (-50%), del trasporto cargo aereo (-70%) e dell’autotrasporto (-50%). Contemporaneamente, mentre in molti settori il crollo dell’attività è stato compensato parzialmente (come per il commercio al dettaglio o gli alberghi) dalla chiusura delle strutture, le aziende della logistica hanno dovuto tenere in piedi tutte le loro strutture, dovendo quindi sopportare elevati costi fissi per il personale, i mezzi e i magazzini. E infine bisogna fare i conti anche con il sostanziale blocco dei pagamenti da parte di molti committenti, attualmente chiusi o in difficoltà economica.
“Le misure varate dal governo? Per noi sono state del tutto inutili - spiega il direttore generale Confetra - a noi che continuiamo a lavorare non serve a nulla né il rafforzamento degli ammortizzatori sociali né la possibilità di avere liquidità attraverso prestiti bancari. A parte il fatto che per averli ci vogliono tempi lunghi, non vogliamo indebitarci. A noi serve un sostegno immediato per impedire la chiusura delle nostre imprese”. La prima richiesta di Confetra è quella di un Fondo nazionale per ristorare le imprese dal crollo del fatturato. La seconda è una forte riduzione del costo del lavoro, visto che si tratta di un settore a forte intensità di lavoro. Terzo, permettere di incassare almeno il 50% delle fatture non pagate dai committenti attraverso un’operazione di factoring su scala nazionale. Leggi tutta la notizia
Fonte: LA STAMPA