Il trasporto intermodale, come lo conosciamo oggi ha visto il suo pieno sviluppo con la standardizzazione delle unità di carico, avvenuta a metà del secolo scorso. L’introduzione di container e semirimorchi progettati per il trasbordo ha reso più rapide le operazioni di cambio modalità e ha ridotto al minimo le rotture di carico.
Quando il trasporto intermodale diventa più attrattivo per gli operatori? Sono diversi i fattori che incidono su questa modalità di trasporto. La tipologia di merce e, soprattutto, dalla distanza da percorrere tra origine e destinazione sono alcuni dei driver per la scelta di trasporto. Se sotto una certa soglia chilometrica (generalmente 300-400km) il trasporto interamente su strada resta la soluzione più flessibile ed economica, al crescere della distanza la combinazione tra gomma, rotaia e mare diventa più vantaggiosa. Questo grazie alle economie di scala offerte da treni, chiatte, navi ro-ro e porta container, capaci di movimentare grandi volumi a costi unitari inferiori.
Oltre agli aspetti economici, il trasporto combinato offre vantaggi ambientali rilevanti. Le modalità ferroviaria e marittima generano emissioni di CO₂ per tonnellata/chilometro nettamente inferiori rispetto alla gomma, contribuendo agli obiettivi di sostenibilità promossi dall’Unione Europea, come il Green Deal e lo sviluppo delle reti TEN-T.
Esempi concreti non mancano: i collegamenti intermodali tra il Nord Italia e il Nord Europa, come quelli da Milano a Rotterdam via treno, permettono di ridurre traffico stradale e costi logistici. Sulle rotte marittime, le navi ro-ro che collegano i porti del Sud Italia a Grecia e Spagna consentono un trasporto efficiente e meno impattante su lunghe distanze.
Naturalmente, permangono alcune criticità: tempi di attesa nei terminal, mancanza di infrastrutture adeguate e differenze normative tra Paesi possono limitarne la piena efficacia. Tuttavia, quando le condizioni lo consentono, il trasporto intermodale rappresenta una valida alternativa in termini di efficienza, economicità e sostenibilità.
Il trasporto intermodale strada-rotaia, dal 2020 a oggi, ha subito un aumento significativo dei costi influenzato da diversi fattori economici e geopolitici: circa il 26% nell’ultima rilevazione della Banca d’Italia del 2023[1].
Dopo un periodo in cui la ferrovia si è posta come alternativa alla strada a seguito delle restrizioni da Covid-19, questa alternativa è tornata meno appetibile negli anni successivi.
Gli elementi che hanno contribuito all’incremento dei costi del trasporto intermodale sono l’aumento dei prezzi dell’energia, del costo della manodopera e delle tariffe ferroviarie.
I lavori di manutenzione sulla rete ferroviaria, soprattutto in Germania, hanno generato costi aggiuntivi per la filiera logistica, rendendo il trasporto su gomma una scelta più vantaggiosa e flessibile per molte aziende.
Nonostante le criticità, il trasporto intermodale ha grandi prospettive e potenzialità. È essenziale che le istituzioni pubbliche lo supportino con incentivi come il ferrobonus e il marebonus e migliorino le infrastrutture. Tuttavia, anche i committenti devono adattare i loro processi per sfruttare questa modalità di trasporto, con benefici visibili nei bilanci economici e nelle rendicontazioni ESG.
[1] Indagine sui trasporti internazionali di merci – condotta da TRT Trasporti e Territorio per conto di Banca d’Italia (Sintesi Indagine sul trasporto internazionale di merci)

Agrippino Gulizia – FLC Young Marcello Pinna – FLC Young


