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Nuove frontiere del trasporto: le reti d'impresa superano i confini

Nuove frontiere del trasporto: le reti d’impresa superano i confini

Comunicato Stampa

Secondo un recente studio pubblicato da UNRAE, in cinque anni di crisi lo Stato italiano ha perso oltre 10 miliardi di introiti dal comparto del trasporto e, la cosa più importante, è che sono stati persi quasi 200 mila posti di lavoro, il 60% delle immatricolazioni di veicoli industriali, il 25% di percorrenze chilometriche con veicoli oltre le 3,5 tonnellate e quasi il 33% di tonnellate trasportate. Numeri che fanno comprendere come l’azienda Italia abbia perso competitività nei confronti dei concorrenti stranieri. Perdita di competitività ma non totalmente perdita di capacità produttiva in quanto parte di questi segni “meno” sono causati dall’esodo verso l’estero. Si calcola che, tra il 2008 e il 2013, tale fenomeno abbia provocato una fuoriuscita dall’Italia di oltre 26 mila veicoli e la perdita di circa 2 mila aziende. Si tratta delle cosiddette “esterovestizioni”, una pratica perigliosa percorsa da alcune aziende italiane per contrastare gli alti costi di esercizio, la pesante pressione fiscale, le infinite difficoltà burocratiche e nel recuperare i crediti e i continui aggiornamenti normativi. Esiste però uno strumento in grado di superare tutte queste inefficienze del mercato, senza andare incontro ai rischi dell’esterovestizione e creando importanti opportunità di business e di crescita occupazionale. Sono le reti d’impresa, viste in chiave internazionale.

Di questo e di altro ancora si è parlato nell’ormai tradizionale convegno di chiusura dell’anno accademico di TForma (programma formativo dedicato alle aziende di trasporto e logistica, pensato per rendere profittevole la loro attività), che si è svolto a Milano lo scorso 11 novembre presso l’Hotel Milano Scala, in via Dell’Orso 7. Oltre 100 aziende del settore si sono confrontate dopo aver ascoltato i relatori del convegno, moderati dal direttore di Trasportare Oggi in Europa, Luca Barassi. Paolo Volta, economista di trasporti e logistica, ha aperto i lavori con un esaustivo quadro della nostra economia e di quella europea, dall’inizio della crisi alla situazione attuale, delineandone, pur con cauto ottimismo, uno scenario ormai positivo, come dimostrano i segni più davanti alle proiezioni 2015-2016 soprattutto per quanto riguarda il nostro PIL. “Un po’ più negativo, invece, quello del mondo del trasporto”, nonostante stia rialzando la testa dopo un decennio di sofferenza. Un mondo travolto oggi da due trombe d’aria: l’esterovestizione – con cui un’azienda indossa la ‘veste’ di un Paese amico dal punto di vista fiscale sfuggendo ad alcune regole di carattere societario, e cercando di beneficiare di un sistema positivo – e il distacco, la somministrazione di lavoro transazionale, entrambi considerati illegali”. Per questo è necessario intensificare i controlli e incrociare le banche dati. Tante le opportunità e le sfide da cogliere nel futuro. A vincerle, sarà chi saprà dare un servizio eccellente ad un consumatore sempre più volubile, dove il tempo (il “lead time”) diventerà l’elemento determinante, ma anche chi saprà rispettare l’ambiente e fare innovazione tecnologica. Il futuro è “in rete”, non solo intesa come reti di impresa, ma anche come Reti TEN, processo irreversibile e indispensabile a gestire al meglio i trasporti che attraversano l’Europa.

Di sfide e opportunità ha parlato anche la presidente nazionale di CNA-FITA, Cinzia Franchini, portavoce delle piccole imprese artigiane, ossatura del nostro Paese. Nei prossimi dieci anni il mondo dell’autotrasporto sarà completamente stravolto, un futuro in cui ci saranno grandi opportunità da cogliere – sicuramente anche attraverso lo strumento delle reti di impresa –  a fronte di quelle, troppe, perse fino ad ora. Colpa anche di una politica che ha preferito puntare soprattutto su incentivi economici, “risorse certamente importanti, ma che non sono servite a far fare al comparto quel salto di qualità sempre più necessario alla sua sopravvivenza. Gli incentivi dovrebbero servire a creare sviluppo nel nostro comparto e non solo a dare ossigeno. Ci vuole un minimo di coraggio per orientare queste risorse”. A rappresentare le grandi opportunità che stiamo perdendo alcuni dati dell’Albo sul cabotaggio effettuato da trasportatori Ue in Italia: dal 2008 al 2013 è aumentato del 66,9%, a fronte di una diminuzione del 24,2% del servizio di trasporto delle imprese nazionali. Il Paese che più effettua cabotaggio? La Germania. Il salto di qualità consiste anche nell’ “abbracciare la legalità”, non solo in tema di distacco ed esterovestizione, ma anche contrastando, per esempio, il fenomeno delle infiltrazioni mafiose, che riguarda il 7-8% delle imprese di autotrasporto italiane, perché “il nostro mondo non può farcela se queste sono le dinamiche”, reti o non reti. Un salto di qualità in cui è chiamata a contribuire anche l’Europa, realizzando una politica dei trasporti capace di uniformare le condizioni nelle quali le imprese si trovano ad operare.

Francesco Oriolo, saggista e consulente di marketing e comunicazione, ha illustrato infatti il relativamente recente strumento di aggregazione aziendale, ovvero le reti d’impresa, un contratto agile e flessibile che permette di realizzare un’idea imprenditoriale comune senza vincoli di distretto o comunque geografici, mantenendo in capo alle singole imprese retiste la propria autonomia aziendale. Subito dopo Anna Sfondrini, dottore commercialista specializzata in internazionalizzazione, ha inquadrato l’argomento dal punto di vista normativo, evidenziando al contempo le discrasie dell’esterovestizione.

Ma al di là delle teorie, è stato portato in sala un caso concreto di rete d’impresa, specifico del nostro settore. Matteo Mosca, infatti, ha illustrato il progetto NEST Network, un’importante realtà che opera nell’ambito dello shipping e della intermodalità e che proprio attraverso un Contratto di Rete d’Imprese si propone come un “integratore di risorse”, capace di interpretare al meglio le esigenze della logistica di nuova generazione.

A concludere il convegno e tirare le somme di un argomento estremamente importante e di grande attualità, Franco Fenoglio, amministratore delegato Italscania S.p.a., che ha sottolineato come l’aspetto occupazionale è uno di quelli che affligge maggiormente il settore, insieme al TCO, ovvero il Total Cost of Ownership che, secondo l’azienda svedese deve appunto essere superato dal TOE, ovvero il Total Operating Economy, facendo attenzione quindi all’intero conto economico dell’azienda e considerando sia i costi che i ricavi. Anche per il manager torinese, il network e la rete sono uno strumento competitivo importante. Scania, in qualità di Costruttore di veicoli industriali, utilizza questo mezzo per lavorare in gruppo con i propri importatori e dealer, ovvero aziende che hanno una propria autonomia imprenditoriale pur operando secondo una comune strategia in grado di seguire e soddisfare in ogni sua esigenza il cliente finale. Secondo Fenoglio, anche in periodo di crisi, il sistema “rete” ha permesso di limitare i danni e mantenere le posizioni.

Fonte: TFORMA

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