Nel cuore della Val di Non, in Trentino, è entrata in funzione la prima funivia per il trasporto delle mele al mondo, un’infrastruttura avveniristica firmata Consorzio Melinda e realizzata in collaborazione con Leitner.
L’impianto, lungo 1,3 km, collega la sala di lavorazione di Predaia con le celle ipogee di Rio Maggiore, evitando ogni anno oltre 5.000 viaggi in camion e riducendo significativamente l’impatto ambientale del trasporto frutta.
Un progetto sostenibile e Made in Italy
La Funivia delle Mele è un progetto 100% Made in Italy, finanziato in parte con i fondi del PNRR e del programma europeo Next Generation EU.
Secondo il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, l’opera rappresenta “un esempio di come le aziende possano essere protagoniste della transizione energetica, senza essere nemiche dell’ambiente”.
Grazie a questo impianto innovativo, si abbattono le emissioni di CO₂, si risparmia suolo agricolo e si migliorano le condizioni di sicurezza dei lavoratori.
Celle ipogee e tecnologia a fune: l’efficienza sotto terra
La funivia collega in modo diretto l’area di lavorazione con le celle ipogee, realizzate all’interno di una miniera dismessa a 900 metri dall’ingresso delle cave, a circa 575 m s.l.m.
Queste celle naturali sfruttano la frigoconservazione sotterranea, contribuendo a ridurre ulteriormente i consumi energetici e migliorare la conservazione delle mele in modo sostenibile.
Innovazione al servizio dell’agricoltura
Secondo Ernesto Seppi, presidente di Melinda e Apot, l’impianto è “un esempio virtuoso di risorse ben investite” e si inserisce in un percorso di sostenibilità agricola che comprende anche:
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Uso esclusivo di energie rinnovabili
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Irrigazione a goccia per il risparmio idrico
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Riduzione delle emissioni di CO₂
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Collaborazione con maestranze locali
La funivia per le mele Trentino è destinata a diventare un modello replicabile a livello internazionale per il trasporto agroalimentare sostenibile.
Una nuova era per il trasporto frutta in montagna
Con la Funivia delle Mele, il Trentino dimostra come la tecnologia, la visione ecologica e la collaborazione territoriale possano generare soluzioni innovative per un’agricoltura più sostenibile, efficiente e rispettosa dell’ambiente.
Fonte: ANSA