TORINO – La mazzata è arrivata una settimana fa: una frana ha costretto alla chiusura del Gottardo almeno per un mese. «Dato che il pericolo di un’ulteriore caduta di rocce sussiste tuttora, l’interruzione della tratta si protrarrà nel tempo. Al momento diamo per acquisito che l’interruzione durerà un mese» fanno sapere dalle Ferrovie svizzere. Un problema urgente che sta mettendo sotto stress il sistema dei trasporti attraverso i valichi di frontiera, costrigendo gli operatori del trasporto a cercare soluzioni alternative, con ritardi e aggravi di costo.
Un sistema alle prese anche con “lavori in corso” programmati nelle prossime settimane in altri due valichi: il Brennero resterà chiuso dal 6 agosto al 10 settembre mentre sono già partite le chiusure nei week end; dall’11 agosto al 3 settembre sarà la volta della galleria elicoidale di Varzo, al Sempione. «I treni merci fa sapere Rfi delle 5 compagnie ferroviarie che utilizzano il transito di Iselle saranno istradati via Luino (6o convogli) e via Chiasso (60 treni)».
«La chiusura del Gottardo per un mese è un evento straordinario di difficile gestione, lungo un asse fondamentale per i collegamenti dall’Italia al Nord Europa» dice Irmtraut Tonndorf, responsabile comunicazione di Hupac, tra i principali operatori in Europa nel trasporto combinato. «Su questo asse facciamo 50 treni al giorno e stiamo cercando di gestire l’emergenza deviando il traffico verso il Ltschberg/Sempione». L’obiettivo è garantire il trasporto su ferro al 50% dei carichi, anche se acquisire tracce supplementari non è impresa facile. «In fasi come questa conclude Tonnodof emerge l’importanza delle capacità di riserva e di una gestione coordinata, a livello internazionale, delle reti ferroviarie».
Parla di sfortunata coincidenza Livio Ambrogio, presidente di Ambrogio Trasporti (trasporti intermodali e servizi logistici): «Il blocco del Brennero durerà 4 mesi, obbligando a una riduzione dei transiti del 50%, con aggravamento nei fine settimana e in agosto. Questo implica la sospensione di numerosi collegamenti ferroviari e intermodali, che in condizioni di normalità avrebbero potuto essere deviati via Fréjus». Il vero danno lo subiscono gli esportatori italiani, aggiunge Ambrogio, «perché l’export sembra essere l’unica cosa che tira». Leggi tutta la notizia
Fonte: IL SOLE 24 ORE












