Non c’è nessuna “soppressione” o “ eliminazione” della Direzione Generale Porti del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Titoli quali “L’Italia pronta a tradire i porti” generano allarmismi inutili e dannosi, soprattutto in un momento in cui il ministero è impegnato nell’elaborazione di un nuovo piano di razionalizzazione delle attuali 24 Autorità portuali, che le riduca significativamente nel numero introducendo il concetto di distretti logistico-portuali in grado di fare sistema e di confrontarsi non con la concorrenza interna ma con la competizione internazionale dei grandi porti del Nord Europa e delle crescenti economie marittime del Sud del Mediterraneo.
Gli allarmismi sono dannosi soprattutto se non supportati dai dati di fatto.
Con la riforma del Titolo V della Costituzione gran parte delle competenze in materia di porti e demanio marittimo sono state assegnate alle Regioni e agli enti locali. Nel nuovo schema di riorganizzazione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è prevista la Direzione generale per la vigilanza sulle Autorità portuali, le infrastrutture portuali ed il trasporto marittimo e per vie d’acqua interne che non cancella nessuna delle competenza e delle funzioni residue, ma per esigenze di razionalizzazione e di sinergia tra i due comparti accorpa la Direzione generale per i porti e la Direzione generale per il trasporto marittimo e per vie d’acqua interne.