“L’introduzione di dazi penalizza la competitività delle imprese europee. Per questo servono nuove rotte commerciali e un cambio di prospettiva.” È questo l’appello lanciato da Carlo De Ruvo, presidente di Confetra, che invita l’Italia e l’Unione Europea a guardare con maggiore convinzione verso Asia, Turchia e Sud America, e a eliminare le barriere che rallentano l’export italiano.
Secondo De Ruvo, il rallentamento del commercio con gli Stati Uniti, unito alla crescita economica sostenuta di paesi come India e Cina, impone una revisione delle strategie europee. “Se l’Europa crescerà dell’1% nel 2025, l’India crescerà del 6% e la Cina oltre il 4%. Eppure, oggi solo lo 0,7% dell’export italiano è diretto in Cina e meno dell’1% in India. Numeri troppo bassi se confrontati con la Germania o la Francia, che hanno una penetrazione molto più forte in questi mercati.”
I settori in cui l’Italia può vincere
La domanda da parte di queste economie in espansione si concentra su categorie merceologiche in cui l’Italia ha una forte competitività: macchinari speciali, apparecchi elettrici, mezzi di trasporto e beni di lusso. “È qui che possiamo fare la differenza – prosegue De Ruvo – ma servono politiche commerciali più ambiziose e accordi di libero scambio realmente efficaci.”
Il ruolo decisivo di ICE, SACE e delle istituzioni europee
Le agenzie ICE e SACE dovranno accompagnare le imprese italiane in questo percorso, aiutandole a orientarsi in mercati complessi ma potenzialmente molto redditizi. Allo stesso tempo, è necessario che le istituzioni europee si attivino per rimuovere ostacoli storici che limitano la competitività.
De Ruvo fa riferimento in particolare a quattro aree chiave: il mercato energetico, l’accesso ai capitali, l’innovazione industriale e le infrastrutture di frontiera.
Le quattro priorità per rilanciare la competitività
Sul fronte energetico, il costo dell’energia in Italia è del 60% più alto rispetto a Francia e Spagna e del 20% superiore rispetto alla Germania. Questo gap mina la capacità delle imprese italiane di competere ad armi pari. Serve, dunque, una politica energetica unitaria a livello europeo.
Anche il mercato unico dei capitali resta incompiuto: dal 2014 se ne parla, ma pochi sono stati i progressi concreti. Confetra chiede di favorire un sistema finanziario più accessibile per le PMI, rilanciando strumenti come le cartolarizzazioni e canalizzando il risparmio privato verso l’economia reale.
Sul fronte dell’innovazione, De Ruvo sottolinea la necessità di creare un ecosistema industriale all’avanguardia. “Nessuna azienda europea è oggi tra le prime dieci al mondo per capitalizzazione. È un dato che deve far riflettere. Abbiamo bisogno di startup, incubatori, soggetti industriali forti e politiche di sostegno alla ricerca.”
Infine, un nodo strutturale: le infrastrutture di frontiera. I valichi alpini, come il Brennero, il Monte Bianco e il Fréjus, presentano continue limitazioni o interruzioni che rallentano il trasporto merci. “Sono una tassa invisibile sull’export italiano. Serve un’azione decisa, coordinata a livello europeo, per risolvere questi colli di bottiglia.”