Cosa si può e si deve fare per attrarre, ma soprattutto per trattenere le risorse umane nel settore dei trasporti e della logistica? Voi, in particolare, cosa state facendo?
C’è un dato che spesso sorprende: l’81% degli autisti europei si dichiara soddisfatto del proprio lavoro. Il problema, quindi, riguarda l’attrazione di chi non ha ancora scelto questo mestiere. E questa è prima di tutto una sfida culturale: i giovani faticano a riconoscere il valore di una professione che offre autonomia, responsabilità e un ruolo essenziale per la collettività.
Noi stiamo lavorando su più livelli. Sul fronte dell’attrazione, abbiamo attivato una Academy con ENAIP per accompagnare persone disoccupate al conseguimento di patente C, CE e CQC — un investimento sociale prima ancora che aziendale. Gestiamo circa 15 tirocini scolastici l’anno nelle nostre sedi, inclusa l’officina, per mostrare concretamente quanto sia articolato questo settore.
Sul fronte della retention, investiamo in un percorso di onboarding strutturato — 16 ore di formazione prima dell’avvio operativo — e in formazione continua su sicurezza, digitale e normativa. Crediamo molto nella continuità familiare e nel passaparola interno come strumenti di stabilità organizzativa. E per il 2026 ci siamo posti un obiettivo preciso: aumentare la quota femminile, anche nella professione di autista.
Come tutelare i lavoratori ed i fornitori, ma anche le aziende committenti?
La tutela di tutti e tre i soggetti passa dalla stessa leva: professionalità e presidio dei processi.
Per i lavoratori, la tutela inizia prima dell’assunzione: una prova tecnica pratica sul mezzo e una valutazione delle competenze sulla messa in sicurezza della merce sono parte integrante della nostra selezione. Un atto di rispetto verso chi entra e verso chi già lavora con noi. Quando un autista non dispone ancora della certificazione ADR, siamo noi come azienda a farci carico del percorso formativo necessario. Per i partner e fornitori, chiediamo condivisione degli standard: formazione documentata, rispetto della normativa e una cultura della sicurezza praticata, concreta. Per i committenti, la tutela si chiama trasparenza e tracciabilità: tracciamento GPS in tempo reale, documentazione digitale, monitoraggio della flotta. Strumenti che trasformano il rapporto da fornitore di commodity a partner affidabile.
Quali ruoli e competenze sono e sempre più saranno indispensabili in questo settore? Quale tipo di formazione serve?
Il settore dei trasporti è molto più complesso di quanto l’immaginario collettivo suggerisca. L’autista stesso è cambiato: oggi deve padroneggiare il tachigrafo digitale, gestire app di pianificazione e documentazione elettronica, e avere competenze solide sulla messa in sicurezza della merce. Attorno alla figura del conducente si è sviluppato un ecosistema di ruoli che dieci anni fa esisteva in forma embrionale: il pianificatore operativo lavora con strumenti digitali avanzati e gestisce criticità in tempo reale; il controllo di gestione alloca i costi sul singolo mezzo e orienta le decisioni sui dati; il fleet manager combina competenze gestionali tradizionali con capacità analitiche e digitali evolute.
La formazione deve essere continua e deve anticipare il cambiamento. La difficoltà che incontriamo sul mercato riguarda la consapevolezza: trovare persone disposte a sviluppare un profilo professionale più ampio rispetto al passato. Per questo preferiamo formare direttamente, investendo su persone giovani che portano anche un occhio fresco sui processi. Mix persone competenti per dare continuità poi le affianchiamo ai più giovani
Come stanno cambiando i vostri programmi di formazione del personale? Cosa chiedete ai vostri partner e collaboratori?
La formazione da adempimento è diventata investimento. Un cambio di prospettiva concreto, che si riflette in come progettiamo i percorsi e in cosa misuriamo alla fine. Accanto ai filoni consolidati — sicurezza, normativa, eco-driving — stiamo costruendo un asse formativo trasversale sulla componente tecnologica e digitale, che riguarda tutte le funzioni aziendali. L’obiettivo è che la tecnologia sia uno strumento che le persone conoscono, usano e contribuiscono a migliorare.
Ai partner chiediamo gli stessi standard che applichiamo internamente, mentre alle scuole del territorio chiediamo la disponibilità a costruire insieme una narrazione più vera di questo settore. I tirocini, le testimonianze in classe, il racconto pragmatico di cosa c’è davvero dietro il mondo dei trasporti servono a creare consapevolezza a monte. La formazione deve essere continua e anticipare il cambiamento. Per questo investiamo su un mix di competenze ed esperienze: figure con un percorso consolidato affiancano profili più giovani, garantendo continuità e trasferimento di know-how, mentre i giovani portano uno sguardo fresco sui processi e sull’evoluzione del settore.
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