Servono correttivi al Ddl Porti per evitare un aumento della burocrazia e nuovi costi a carico delle imprese del trasporto e della logistica. È questa la posizione espressa da Conftrasporto in merito al disegno di legge sulla governance portuale attualmente all’esame del Parlamento.
“Dopo anni di annunci è finalmente partito l’iter parlamentare per la modifica della legge 84/94 sulle Autorità di Sistema Portuale. In realtà, più che una vera riforma organica, si tratta di una serie di interventi finalizzati soprattutto alla realizzazione delle opere infrastrutturali”, afferma Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto e vicepresidente di Confcommercio.
Conftrasporto: il Ddl Porti ruota attorno a Porti di Italia Spa
Secondo l’analisi svolta dalla giunta confederale di Conftrasporto, organizzazione del sistema Confcommercio che rappresenta i principali operatori del trasporto merci e della logistica, il Ddl Porti si concentra principalmente sulla futura costituzione di Porti di Italia S.p.A.
“La giunta di Conftrasporto – prosegue Russo – ha preso atto che il disegno di legge ruota attorno alla costituenda società Porti di Italia S.p.A. Pur condividendo l’obiettivo di rafforzare il coordinamento strategico del sistema portuale italiano, emergono evidenti criticità operative, finanziarie e di coerenza normativa. A partire dai profili di natura costituzionale, che rischiano di vanificare lo sforzo del Governo, peraltro avviato a pochi mesi dalla conclusione della legislatura”.
Criticità sulla governance portuale e sulle competenze
Tra gli aspetti che suscitano maggiori perplessità vi sono la scelta della forma societaria della S.p.A. per esercitare funzioni di governance portuale e di realizzazione delle infrastrutture, oltre agli strumenti finanziari previsti dal provvedimento.
“Destano perplessità la scelta della forma societaria della S.p.A. per esercitare funzioni di governance e realizzazione delle opere, gli strumenti finanziari previsti e il perimetro operativo attribuito alla nuova società, che rischia di sovrapporsi alle competenze già esercitate dalle Autorità di Sistema Portuale, dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasportie dall’Autorità di Regolazione dei Trasporti, con il conseguente aumento degli oneri a carico delle imprese”, sottolinea Russo.
Secondo Conftrasporto, inoltre, il testo del Ddl Porti non terrebbe adeguatamente conto della competenza concorrente delle Regioni in materia portuale, elemento che potrebbe generare ulteriori criticità applicative nella gestione del sistema portuale nazionale.
Le richieste degli operatori del trasporto e della logistica
Conftrasporto auspica che il confronto parlamentare possa portare a un miglioramento del provvedimento attraverso il coinvolgimento diretto degli operatori del settore.
“Auspichiamo che già dalle prossime audizioni parlamentari vi sia la disponibilità ad ascoltare le istanze degli operatori del trasporto e della logistica e ad apportare i necessari correttivi al testo proposto”, conclude il presidente di Conftrasporto.
L’associazione ribadisce quindi la necessità di una riforma dei porti che rafforzi l’efficienza della governance portuale, favorisca gli investimenti nelle infrastrutture e sostenga la competitività del sistema logistico nazionale senza introdurre nuovi adempimenti burocratici o ulteriori costi per le imprese.
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