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Reverse Logistics: sostenibilità, competitività e opportunità

La Reverse Logistics è conditio sine qua non in molti modelli di business: la sfida è trasformare questa criticità in un elemento di sostenibilità e competitività.

Quando si parla di “logistica” l’attenzione si concentra di solito sui diversi passaggi necessari a fare arrivare un prodotto al consumatore finale. Meno spesso si pensa al percorso a ritroso. Eppure la logistica inversa ha un ruolo sempre più importante nella gestione di una moderna supply chain, diventando un elemento chiave della logistica sostenibile.

Definirla semplicemente come “gestione dello scarto” è riduttivo, oltre che anacronistico. Con il termine “reverse logistics” si intende infatti il complesso processo di pianificazione, gestione e controllo del flusso delle merci dal punto di consumo al punto di origine. L’obiettivo non è solo smaltire correttamente un prodotto esausto o fallato, ma se possibile recuperarne il valore residuo.

A lungo considerata solo come un male necessario o, nel migliore dei casi, un’attività secondaria, la logistica inversa è oggi al centro di un’ampia riflessione. Come limitarne gli impatti sul conto economico, oltre che sull’ambiente? Ma soprattutto è possibile trasformare la criticità in un vantaggio competitivo?

Reverse Logistics: Una questione di responsabilità

Facciamo un passo indietro: cruciale nell’assegnare un ruolo di primo piano alla logistica inversa è stata la Direttiva 2012/19/UE relativa alla gestione dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), recepita in Italia nel 2014.

Sulla base del principio cosiddetto di “Responsabilità Estesa del Produttore”, la norma obbliga al corretto smaltimento di televisori, smartphone, frigoriferi e altri dispositivi elettronici contenenti sostanze potenzialmente inquinanti e materiali ad alto valore. Inoltre, prescrive alle aziende produttrici di farsi carico, direttamente o indirettamente, del flusso di raccolta e gestione dei prodotti a fine vita. Da attività accessoria e marginale la logistica inversa è diventata così funzione essenziale in termini di compliance normativa.

La chiamata della sostenibilità nella logistica

Nel decennio successivo all’entrata in vigore della Direttiva RAEE, la crescente sensibilità rispetto alle tematiche ESG (Environmental Social Governance) ha sostenuto la costruzione di un ampio impianto normativo e regolatorio. L’effetto sulla reverse logistics è stato di elevarla a strumento operativo per il raggiungimento di alcuni obiettivi di economia circolare e di logistica sostenibile: da semplice attività di raccolta e gestione del rifiuto a elemento di circolarità e trasparenza del prodotto nel suo intero arco di vita.

Nel frattempo, c’è stato il Covid. La pandemia ha agito come un acceleratore nel processo di digitalizzazione delle abitudini di consumo. In Italia, il valore complessivo degli acquisti in e-commerce (prodotti e servizi) è più che raddoppiato, passando da circa 30,5 miliardi di euro nel 2019 a un valore stimato per il 2025 di 62 miliardi di euro (fonte: Osservatorio eCommerce B2c Netcomm – School of Management del Politecnico di Milano)

L’incremento degli acquisti online si traduce in ordini più numerosi e allo stesso tempo parcellizzati, inedite modalità di distribuzione, ma soprattutto tantissimi flussi di ritorno. Il reso è infatti parte integrante del servizio e-commerce e spesso elemento qualificante la complessiva esperienza di acquisto online. Per questo in alcuni settori i tassi di reso sono molto elevati. Si stima ad esempio che in Europa un ordine fashion su tre torni al mittente. Uno su quattro in Italia, Paese in cui il costo annuo dei resi è pari a circa 2,5 miliardi di euro.

La logistica di ritorno dell’e-commerce genera enormi costi ambientali, oltre che economici. A livello globale, il trasporto dei resi genera 23 milioni di tonnellate di CO₂ annue, a cui si sommano gli effetti ambientali derivanti da un maggior numero di imballaggi e dallo smaltimento di una parte significativa degli articoli restituiti – fino al 10% nel caso del fashion (fonte: Università LIUC).

Da criticità a opportunità

È dunque evidente la necessità di trovare un equilibrio tra costi e prestazioni di servizio laddove, come nel caso dell’e-commerce o anche dei RAEE, il reso non può essere evitato in quanto componente strutturale del modello di business.

Università LIUC, in collaborazione con SCS Consulting, Politecnico di Milano e CNR – ISMed di Napoli, ha sviluppato il progetto ReRouting – Reverse logistics Eco-efficient Re-Routing per studiare il fenomeno dei resi e-commerce nel fashion e individuare strategie e modelli di logistica sostenibile che permettano di bilanciare il livello di servizio al cliente con l’efficienza economica e la sostenibilità nella logistica.

Dall’analisi di una quindicina di casi aziendali è stato possibile identificare alcuni abilitatori fondamentali:

  • Omnicanalità: integrare magazzini fisici e digitali per ridurre tempi e costi di gestione e accelerare il rientro del prodotto nello stock per la vendita.
  • Reti estese di PUDO (punti di ritiro e consegna): consolidare di flussi dell’ultimo miglio per sfruttare le sinergie con la rete distributiva tradizionale e ridurre emissioni e costi.
  • Tecnologia: utilizzare strumenti avanzati (IA) di analisi predittiva per elaborare scenari più “eco-efficienti”, e sistemi di automazione per ridurre tempi, costi ed errori nelle fasi operative di ispezione e smistamento.
  • Collaborazione: adottare un approccio di filiera per coordinare le azioni e le intenzioni di merchant (produttori/retailer), operatori logistici, corrieri e anche consumatori finali.

Rovesciare il paradigma: da costo a investimento

Serve dunque un cambio di prospettiva per quel che riguarda la reverse logistics. Limitarsi a considerarla come un’attività gravosa quanto inevitabile e a gestirla come una criticità non è la strada giusta. Le aziende che riusciranno a integrare la logistica inversa nella propria strategia distributiva, e a trasformare la gestione dei resi e dei prodotti a fine vita da onere operativo a investimento mirato, non solo risponderanno a precise indicazioni normative e di mercato, ma otterranno un chiaro vantaggio competitivo, migliorando l’efficienza e la sostenibilità nella logistica, recuperando risorse preziose e, ultimo ma non ultimo, rafforzando la fedeltà del cliente.

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