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Quote rosa nei porti italiani: serve un cambio di rotta

Le nomine ai vertici delle Autorità Portuali escludono ancora le donne. Wista Italy chiede un cambio concreto con le quote rosa per una governance più equa.

Nei giorni scorsi è iniziata una nuova tornata di nomine alla guida delle Autorità di Sistema Portuale italiane. Su 14 presidenti appena nominati, nessuna donna è stata scelta, nonostante l’esistenza di candidature femminili altamente qualificate. Una situazione che appare anacronistica e in netto contrasto con i dati che dimostrano una presenza femminile significativa e consolidata all’interno delle stesse autorità.

In un contesto come quello dello shipping, dove la rappresentanza delle donne resta marginale — appena il 6% a livello generale — le Autorità Portuali si distinguono come un’eccezione virtuosa: il 46% del personale è composto da donne, una percentuale che sale al 47% nei ruoli di quadro e al 31% tra i dirigenti. Numeri che smentiscono qualsiasi dubbio sulla mancanza di competenze e meritano di essere valorizzati anche ai vertici.

Eppure, la governance resta un territorio riservato agli uomini. In trent’anni, solo due donne hanno ricoperto il ruolo di presidente di un’Autorità Portuale, e solo sei sono state nominate segretarie generali, a fronte di circa trecento nomine complessive.

Il valore simbolico delle nomine

Come sottolinea Costanza Musso, presidente di Wista Italy, l’associazione delle donne del settore marittimo e portuale, la mancata inclusione delle donne nelle posizioni apicali rappresenta non solo un problema di equità, ma anche un ostacolo culturale e strategico per la crescita del sistema portuale. Le nomine ai vertici non sono meri atti amministrativi: hanno un forte valore simbolico e contribuiscono a consolidare — oppure a scardinare — modelli culturali radicati.

Escludere le donne dalla guida delle Autorità Portuali, nonostante le competenze dimostrate, significa rinunciare a un’opportunità di innovazione, diversità e sviluppo. Il contributo femminile, infatti, offre una visione complementare e arricchente rispetto a quella maschile, capace di portare equilibrio, nuove prospettive e maggiore efficienza nei processi decisionali.

Quote rosa nei porti italiani: necessarie, anche se non ideali

La presidente Musso ammette che le quote rosa non sono la soluzione ideale, ma oggi rappresentano uno strumento indispensabile per accelerare un cambiamento che il sistema non sembra in grado di realizzare autonomamente. Dove sono state introdotte per legge, ad esempio nei consigli di amministrazione delle grandi aziende, la presenza femminile è passata dal 7% al 44% in dieci anni. Un progresso misurabile, che ha portato anche a miglioramenti in termini di governance e risultati aziendali.

L’appello lanciato da Wista Italy è chiaro: se il settore non riesce da solo a garantire una rappresentanza equilibrata, è necessario intervenire con regole più vincolanti, introducendo anche nei porti italiani delle quote rosa che assicurino una presenza minima di donne nei ruoli decisionali.

Una questione di crescita, non solo di parità

La richiesta di adottare quote rosa nei porti italiani non nasce da un’esigenza ideologica, ma da una visione pragmatica: senza diversità, il sistema portuale perde risorse fondamentali per affrontare le sfide future. Le competenze non hanno genere. Continuare a escludere metà della popolazione dai luoghi del potere significa indebolire le istituzioni, rallentare i processi decisionali e limitare la qualità della leadership.

Negli ultimi anni sono stati fatti alcuni passi avanti. Diverse aziende e istituzioni hanno adottato misure concrete per favorire l’inclusione e l’equità, come programmi di formazione, mentoring, protocolli per la dignità lavorativa e contro le discriminazioni di genere. Tuttavia, il cosiddetto “tetto di cristallo” è ancora ben presente, specialmente quando si tratta di scegliere chi siede al vertice.

Un appello per cambiare rotta

Con determinazione e trasparenza, Wista Italy si rivolge alla Presidente del Consiglio, al Ministro delle Infrastrutture, al Governo, alle Commissioni parlamentari e alle Regioni competenti: è il momento di imprimere una svolta reale. Le quote rosa nei porti italiani devono diventare una leva di cambiamento, non solo per garantire parità di genere, ma per rafforzare l’intero sistema.

Come sottolinea Musso, “non si tratta solo di una questione di giustizia sociale, ma di crescita e sviluppo. Escludere le donne dai vertici non è solo ingiusto: è inefficiente”.

Fonte: WISTA ITALY

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